Tutto da cambiare, Tonino!

Tutto da cambiare, Tonino!
Tonino è cresciuto ed è a spasso nella rete! Se vuoi puoi seguirlo su Blook Intrecci nella rete. Leggi tutto il libro gratis a puntate!

domenica 7 dicembre 2025

Calendario letterario dell'Avvento 7 dicembre 2025



Roma 1822. Era il giorno di Natale. Ma l'uomo che camminava lungo via dei Calcarari, vicino a Campo dei Fiori, non sembrava curarsene. Procedeva curvo e assorto facendosi piccolo dentro un pastrano color ruggine foderato di pelliccia, i capelli neri spettinati dal vento, le scarpe leggere sui sampietrini che lo facevano traballare. (...) Eccolo fermo, di fronte a una signorinella pallida e secca che sembrava morire di freddo dentro un vestitino dalla vita stretta e la pettorina traforata. Con le due braccia magrissime si tirava lo scialle rattoppato sulle spalle e sorrideva invitante ai passanti. Vieni con me? dicevano le sue labbra carnosette tinte di rosso. Labbra invitanti, che pure venivano contraddette da due grandi occhi anneriti col turacciolo affumicato che invece parevano dire: vai all'inferno tu e tutti quelli che non soffrono il freddo come me!

Lo straniero si era fermato dall'altra parte della strada e non smetteva di fissarla con occhi incupiti dalla pietà. Quella bambina che si vendeva in strada e mostrava, sotto i vestiti leggeri, le ossa dello sterno di un corpo malnutrito, pareva averlo colpito a morte. I due ragazzini si misero a ridere. Sembrava un pesce sul banco della pescheria che spalanca la bocca per respirare, pensò il più grande dando di gomito al più piccolo. E tutti e due risero di lui e di lei. Il piccolo si chinò, raccolse un sassolino e lo tirò in direzione della prostituta. Lei si scansò svelta e cacciò fuori la lingua ai due sfacciati. Lo straniero, infuriato, afferrò un'altra pietra e la scagliò verso i due ragazzini che presero a correre ridendo.

Lo stranierò cavò fuori dalla tasca una moneta d'argento e si avviò verso la parte opposta della strada. Si avvicinò alla ragazza, le sollevò la piccola mano bianca e sudicia e le sistemò nel palmo la moneta. La ragazzina chiuse rapida le dita sulla moneta e gli fece un cenno con la testa, come a dire: "Seguimi!" Ma lo straniero non la seguì. Le lanciò un ultimo sguardo doloroso e riprese rapido il cammino, tallonato di lontano dai due ragazzini che, dopo essere scappati e nascosti dietro l'angolo, erano tornati a vedere come finiva lo spettacolo.

Di fronte a Palazzo Antici, i due videro il giovane straniero che tirava fuori dalla tasca del pastrano una grossa chiave di ferro battuto e apriva il pesante portone, tanto da potervi sgusciare dentro frettoloso. I due fratelli rimasero a bocca aperta. Quindi non era un povero pazzo, ma un vero signore, che abitava in un palazzo fra i più belli e ricchi di Roma!

Solo molti anni dopo i due ragazzi seppero che quello straniero che avevano deriso si chiamava Giacomo Leopardi. (...) quell'ometto sgraziato, dalle gambe sottili e la testa grossa, dal fare dolente e goffo, aveva scritto le più belle poesie che l'Italia dell'Ottocento avesse conosciuto.

"Natale a Roma", di Dacia Maraini

Se volete leggere la storia completa, la trovate nel libro "Le rose di Natale. Scrittrici italiane raccontano", Edizioni Interlinea.

Grazie alla mia instancabile amica Marilena, che mi ha consigliato questo libro.

sabato 6 dicembre 2025

Calendario letterario dell'Avvento 6 dicembre 2025

                                                                                                                    

                                                                                                                    A Mabel Applegarth

                                                                                                                    Oakland, California

                                                                                                          1898, la mattina di Natale

Cara Mabel,

del Natale più solitario che abbia mai affrontato immagino che dovrei scriverti. Niente di cui parlare, comunque, tutto è quiete. Quanto vorrei essere a College Park, non fosse che per un paio d’ore. Nessuno a cui parlare, nessun amico da visitare, anzi, se ci fosse, e se io lo desiderassi, non sarei in grado di fargli visita. D’ora in poi e per qualche tempo, dovrai accontentarti dei miei bestiali scarabocchi perché questa, molto probabilmente, è l’ultima lettera che ti scrivo a macchina.

Bene. La prima battaglia è stata combattuta. Non ho conquistato nulla, ma non ammetto sconfitta. Piuttosto, ho conosciuto le roccaforti nemiche e i loro punti deboli, e ne approfitterò quando accadrà la seconda battaglia; e grazie a quello che apprendo sarò ancora più preparato per la terza battaglia, e così via, all’infinito. La macchina da scrivere mi attenderà non prima del trentuno dicembre. Fino ad allora devo pulire la mia scrivania, scrivere lettere commerciali di varia natura, finire gli articoli che ho iniziato. Poi, il nuovo anno, e un cambiamento totale.

Ho fatto molte cose e ho imparato molto negli ultimi tre mesi. Che cosa, non riesco ancora a capirlo, ma sento che è grande e ha valore, ma è ancora troppo impalpabile per poterlo mettere nero su bianco. Ho studiato e letto e pensato molto, e credo di avere iniziato a capire la situazione, la situazione generale, la mia situazione e le corrispondenti situazioni tra queste due. Ma sono modesto, l’ho detto, sono solo all’inizio della comprensione, capisco che con tutto quello che so ne so meno di quello che pensavo di sapere un paio anni fa.

Sei consapevole del paradosso che comporta il progresso? Questo mi rende felice e triste allo stesso tempo. Non puoi fare a meno di sentirti triste quando guardi il tuo lavoro passato e ne comprendi i punti deboli, gli errori, le futilità; e ancora non puoi che rallegrarti perché ne sei consapevole e ti pensi capace di cose migliori. Ho imparato di più in questi tre mesi che alle scuole e al college; tuttavia, naturalmente, sono stati necessari come preparazione.

E oggi è Natale, è in questi periodi che il vagabondaggio che mi è connaturato soccombe al desiderio delle cose domestiche. Lontano dai tanti angoli di questo mondo che rotola! Sono sordo al richiamo di Oriente e di Occidente, di Nord e di Sud. Una casa confortevole, un paio di servi, una scelta cerchia di amici, e soprattutto una piccola moglie ordinata e un paio di minuscole copie di noi due,  un’impiccagione di calze la scorsa sera, un’adorabile sorpresa questa mattina, il geniale scambio degli auguri di Natale; un fuoco accogliente, i bimbi assonnati che si abbracciano sul pavimento, pronti per andare a letto, una specie di unione onirica tra il fuoco, mia moglie e me stesso; un futuro assicurato, per quanto quieto e monotono; una conoscenza adatta delle molte piccole delizie della vita civile che sono e saranno mie; una contemplazione geniale, ottimista. 

L’hai mai provato? Fred lo ha sognato, ma non l’ha provato; suppongo di avere lo stesso destino. Così sia. Le vie degli dèi sono imperscrutabili, ci creano e ci distruggono per il loro divertimento? Che grande vecchio mondo! Che mondo buono e allegro! Contiene così tanto che vale la pena lottare. Ma è come un grande enigma cinese, in ogni piccola comunità ci sono le Isole dei Beati, ma non sappiamo dove siano. E se le cerchiamo, il nostro biglietto della lotteria ha i numeri sbagliati. Un buon auspicio affinché tutti gli elementi si congiungano per costituire la felicità umana, il premio capitale, ma ci sono vari modi per vincere e ancora di più per perdere. Puoi nascere, puoi crollare, puoi farti trascinare; ma realmente non puoi scegliere. Tutto è un gioco d’azzardo, e chi non capisce il gioco è destinato a vincere di più. I più sfortunati al gioco sono quelli che hanno o pensano di avere un sistema per vincere, vanno sempre in rovina. Lo stesso con la vita. Ci sono molti sentieri per la felicità terrena; ma per trovarli, l’abilità nella geografia o nella topografia è peggio che inutile.

Abbandonerò i miei vecchi dogmi, ora adorerò il vero dio. “Non c’è Dio ma il Caso, e la Fortuna è il suo profeta!”. Chi si ferma a pensare o a generare un sistema è perduto. La fede è atona. Sacrificherò grasso primitivo, sarà una ecatombe,  basta vedere il mio fumo (pardon, intendevo dire, incenso). Ho iniziato la lettera; ora è senza senso; perdonami. Vado a cena da mia sorella. Buon anno a tutti!

                                                                                            Jack London

Da Letters from Jack London. A cura di King Hendricks e Irving Shepard. Odyssey Press, New York, 1965

Grazie al mio amico Marco, che mi ha consigliato questa lettera per il post di oggi.

venerdì 5 dicembre 2025

Calendario letterario dell'Avvento 5 dicembre 2025

Foto di Josh Hild su Unsplash


Biglietto di auguri di Natale da una prostituta di Minneapolis


Ehi Charlie, 

sono incinta e abito nella nona strada, giusto sopra una sporca libreria vicino a Euclid Avenue.

Ho smesso di drogarmi, ho smesso di bere whisky. Il mio uomo suona il trombone e lavora all'ippodromo. Dice che mi ama e, anche se il bambino che aspetto non è suo, dice che lo crescerà come fosse suo figlio. 
Mi ha regalato un anello che portava sua madre e ogni sabato sera mi porta fuori a ballare.

Ehi Charlie, penso a te ogni volta che passo da un distributore di benzina, per via di tutta quella roba che ti mettevi sempre sui capelli. 

Ho ancora quel disco di "Little Anthony & The Imperials", ma qualcuno mi ha rubato il giradischi, pensa un po'!

Ehi Charlie, sono quasi impazzita quando hanno beccato Mario. Tornai a Omaha per stare con i  miei, ma tutti quelli che conoscevo o erano morti o erano in galera, così sono tornata a Minneapolis. Stavolta penso di restarci.

Ehi Charlie, penso che per la prima volta dall'incidente sono felice. 

Mi piacerebbe avere tutti i soldi che spendevamo in droga. Mi comprerei una concessionaria di auto usate e non ne venderei nessuna. Semplicemente, ogni giorno guiderei una macchina diversa a seconda di come mi sento. 

Ehi Charlie, per l'amor di Dio, vuoi sapere la verità? Non ho un marito, non suona il trombone, devo farmi prestare dei soldi per pagare l'avvocato e ... ehi Charlie, ci sta che mi diano la libertà vigilata. 
Vieni per San Valentino.


Traduzione di "Christmas Card from a hooker in Minneapolis", di Tom Waits, dall'album "Blue Valentine", 1978    

giovedì 4 dicembre 2025

Calendario letterario dell'Avvento 4 dicembre 2025

Foto di Mathis Mauprivez per Unsplash

Accadde un giorno, a dicembre. Alcuni vicini andarono a trovare il vecchio Conrad nel suo negozio: l'uomo era intento a finire di addobbarlo con mille rami verdi.

Conrad, raggiante, annunciò: "Amici miei, all'alba di oggi il Signore mi è apparso in sogno e ha detto: 'Vengo per essere vostro ospite'. Così mi sono impegnato a rassettare e addobbare il mio negozio, cospargendolo di rami di abete. La tavola è apparecchiata, il bollitore è lucido e sulle travi è intrecciato l'agrifoglio. Ora aspetterò che il mio Signore appaia, e resterò in ascolto per udire i suoi passi. Allora aprirò la porta e guarderò il suo volto."

Gli amici, lieti per Conrad, tornarono a casa e lo lasciarono solo, per non essere di troppo, in modo che il pover’uomo potesse godersi la visita del Signore. Da molto tempo la sua famiglia era scomparsa e Conrad aveva trascorso molti tristi giorni di Natale, ma sapeva che, con il Signore come suo ospite, questo Natale sarebbe stato il migliore.

Rimase quindi in ascolto, con la gioia nel cuore, e a ogni suono si alzava di soprassalto e aspettava che il Signore fosse alla sua porta.

Corse alla finestra dopo aver sentito un rumore, ma tutto ciò che poté vedere sul terreno coperto di neve, fu un mendicante trasandato con le scarpe rotte. Tutti i suoi vestiti erano laceri e logori. Il vecchio Conrad ne fu commosso, andò alla porta e disse: "I tuoi piedi devono essere freddi e doloranti. Ho delle scarpe per te nel mio negozio, e ho anche un cappotto per tenerti più caldo".
Dopo essersi rifocillato e aver preso i doni di Conrad, l'uomo se ne andò, con cuore grato.

Conrad guardò l'ora e si chiese cosa avesse fatto sì che il caro Signore fosse così in ritardo, e quanto ancora avrebbe dovuto aspettare.

Poi sentì bussare di nuovo e corse alla porta, ma era ancora una volta una sconosciuta: una vecchia signora curva, con uno scialle nero
e un fascio di legna da ardere ammucchiato sulla schiena, chiedeva un posto dove riposare. "Non mandarmi via, lasciami riposare per un po', in questo giorno di Natale".
Così Conrad le preparò una tazza di brodo fumante, le disse di sedersi a tavola e cenare. 

Dopo che se ne fu andata, Conrad vide, pieno di sgomento, che le ore stavano scivolando via. Il Signore non era venuto come aveva detto! Proprio allora udì un grido.
"Per favore, aiutami! Mi sono persa!"
Aprì di nuovo la porta: era una bambina che si era allontanata nel bosco e aveva perso la strada di casa. Malgrado l'ennesima delusione, Conrad si dette da fare per aiutare la piccola. La fece entrare, le asciugò le lacrime e la ricondusse a casa.

Mentre rincasava, realizzò con dolore che il Signore non sarebbe venuto quel giorno, perché le ore del Natale erano tutte trascorse.
Andò nella sua stanza e si inginocchiò per pregare: "Signore, perché hai tardato? Cosa ti ha impedito di venire? Desideravo tanto vederti!"

Dolcemente, nel silenzio, udì una voce: "Alza la testa: ho mantenuto la mia parola. Tre volte la mia ombra ha attraversato il tuo pavimento.
Tre volte sono venuto alla tua umile porta. Ero il mendicante con i piedi ammaccati e freddi, ero la donna a cui hai dato qualcosa da mangiare, ero la bambina che aveva smarrito la strada. Tre volte ho bussato, tre volte sono entrato, e ogni volta ho trovato il calore di un amico. Di tutti i doni, l'amore è il migliore. Sono stato onorato di essere tuo ospite per Natale.

La storia dell'ospite di Natale, di Helen Steiner Rice

mercoledì 3 dicembre 2025

Calendario letterario dell'Avvento 3 dicembre 2025

 

Andrew J. Russell, Soldati unionisti trincerati a Fredericksburg, Virginia, tra il 29 aprile e il 2 maggio del 1863


Ho sentito le campane il giorno di Natale

Ho sentito le campane il giorno di Natale

suonare i loro vecchi canti familiari,

e ripetere selvagge e dolci le parole

di pace in terra, buona volontà verso gli uomini.


E ho pensato a come, giunto il giorno,

i campanili di tutta la cristianità

avessero intonato il canto ininterrotto

di pace in terra, buona volontà verso gli uomini.


Finché, suonando e cantando nel suo cammino

il mondo ruotava dalla notte al giorno,

una voce, un rintocco, un canto sublime

di pace in terra, buona volontà verso gli uomini.


E disperato chinai il capo.

"Non c'è pace in terra", dissi,

"perché l'odio è forte e si fa beffe del canto

di pace in terra, buona volontà verso gli uomini."



Poi le campane suonarono più forte e profondo:

"Dio non è morto, né dorme;

il male cadrà, il giusto prevarrà

con pace in terra, buona volontà verso gli uomini."



"I heard the bells on Christmas day", basata sulla poesia "Christmas Bells", di Henry Wadsworth Longfellow, 1863, scritta durante la guerra civile americana.

martedì 2 dicembre 2025

Calendario letterario dell'Avvento 2 dicembre 2025

Foto di Hasan Almasi su Unsplash

 Natale in prigione

Era Natale in prigione
e il cibo era davvero buono,
avevamo tacchino e pistole
scolpite nel legno.

La sogno sempre
anche quando non sogno.
Il suo nome è sulla mia lingua
e il suo sangue è nelle mie vene.

Aspetta un po', Eternità,
la vecchia madre natura non ce la farà con me.
Vieni da me, amore,
corri da me.

Vieni da me, adesso.
Stiamo andando forte,
amore del mio cuore,
stiamo andando alla grande, oh Dio!

Lei mi fa pensare a una partita a scacchi
con qualcuno che ammiro,
o a un picnic sotto la pioggia
dopo un incendio nella prateria.

Il suo cuore è grande
come tutta questa dannata prigione
ed è più dolce dello zucchero
che compri all’emporio.

Il fascio di luce nel grande cortile
gira intorno assieme al fucile,
illuminando la neve che cade
come polvere nella luce del sole.

È Natale qui in prigione,
stasera ci sarà un po’ di musica
e a me verrà la nostalgia.
Ti amo tanto, buonanotte.


Christmas in prison, di John Prine, 1973 (dall'album Sweet Revenge)

Il testo in italiano è una mia libera traduzione


lunedì 1 dicembre 2025

Calendario letterario dell'Avvento 1 dicembre 2025

Colazione nell'atelier, Edouard Manet - 1868

"A mezzogiorno e mezzo, finalmente, mi decidevo a entrare in quella casa che, come una grossa scarpa di Natale, sembrava promettermi piaceri soprannaturali. (Il termine "Natale", per altro, era sconosciuto a Madame Swann e a Gilberte, che l'avevano sostituito con "Christmas" e non parlavano che del pudding di Christmas, dei regali ricevuti per Christmas, di quando sarebbero partite - annuncio che mi rendeva pazzo di dolore - per Christmas. Anche a casa, mi sarei sentito disonorato parlando di Natale, e non dicevo più che Christmas, cosa che mio padre trovava estremamente ridicola)."

"Alla ricerca del tempo perduto. All'ombra delle fanciulle in fiore", Marcel Proust