Tutto da cambiare, Tonino!

Tutto da cambiare, Tonino!
Tonino è cresciuto ed è a spasso nella rete! Se vuoi puoi seguirlo su Blook Intrecci nella rete. Leggi tutto il libro gratis a puntate! Qui trovi il primo capitolo: https://blookintreccinellarete.blogspot.com/2015/06/antonio-punto-e-capo-primo-capitolo-due.html

venerdì 27 aprile 2012

Era il 2 maggio 1949


I bambini più birboni, alla fine, da grandi diventano i più dolci. Io ero uno di quelli. Quattro volte al giorno le prendevo da mia madre, quando ero bambino, fino ai dodici anni. La facevo piangere da quanto ero disobbediente. Poi un giorno rientrai in casa e la trovai in una stanza, in penombra. Piangeva, inginocchiata, e mormorava la sua preghiera. “Dio mio, grazie di avermi dato un figlio, ma è così monello che non so più come fare. Sempre mi fa disperare, non c’è mai verso che mi dia retta”. Io restai lì, dietro di lei, in silenzio, ad ascoltare. E mi sentii invadere da un dispiacere sconosciuto. Poi, senza farmi sentire, corsi via da casa e continuai a correre, a correre, senza fermarmi e senza sapere dove andare, fino a che arrivai ad una chiesa. Entrai e mi fermai davanti al quadro della Madonna: com’era bella! E allora rivolsi lo sguardo su di lei e le dissi “da oggi ti prometto che non farò mai più arrabbiare la mamma”. Me lo ricordo ancora: era il 2 maggio del 1949. E così è stato.
Ci sono, ci sono davvero. Li incontri se tieni il cuore aperto a ricevere doni inaspettati. Io l’ho incontrato un sabato e, chissà perché, mentre parlavo con lui mi è scesa una lacrima di commozione. Ci sono questi personaggi, con un’umiltà potente, che ti smuovono qualcosa dentro. Dilaga la calma da loro. La serenità, l’accettazione, fanno vibrare l’aria che respiri.

lunedì 23 aprile 2012

San Giorgio, il drago e la Festa del Libro ... 23 aprile 2012


Oggi è San Giorgio, e l’Unesco ha scelto proprio questa data da dedicare alla festa mondiale del libro. Ho amato i libri fin da piccola. Ho sempre letto e cercato di trasmettere quest’amore anche a mio figlio. Sembra che per ora ci sia riuscita. Tutte le sere non va a letto se non abbiamo prima letto una storia o un capitolo di un libro insieme. Oggi, che ha sette anni, mi sembra sempre un grande atto d’amore verso di lui il fatto di continuare a leggergli i libri, anche se ormai potrebbe farlo anche da solo. Leggendo Proust ho trovato dei grandi passi, e quelle che seguono sono le migliori parole per augurare a tutti una Felice Festa del Libro. San Giorgio uccise il drago, noi con i libri cerchiamo di uccidere l’ignoranza.

“Forse non ci sono giorni della nostra adolescenza vissuti con altrettanta pienezza di quelli (…) passati in compagnia del libro prediletto. Tutto ciò che li riempiva agli occhi degli altri e che noi evitavamo come un ostacolo volgare a un piacere divino: il gioco che un amico veniva a proporci proprio nel punto più interessante, l’ape fastidiosa o il raggio di sole che ci costringevano ad alzare gli occhi dalla pagina o a cambiare posto, la merenda che ci avevano fatto portar dietro e che lasciavamo sul banco lì accanto senza toccarla, (…) la cena per la quale si era dovuti rientrare e durante la quale non abbiamo pensato ad altro che a quando saremmo tornati di sopra a finire il capitolo interrotto”. Marcel Proust

domenica 22 aprile 2012

Sargent e gli Impressionisti


Per il mio compleanno ho preso un giorno di ferie, classico da un po’ d’anni a questa parte, piccolo lusso che finché potrò non vorrò più farmi mancare, e preventivando tre ore buone sono andata a Palazzo Strozzi. La mostra sui pittori americani a Firenze: il fascino che la nostra città e l’Italia esercitavano sugli americani. La cultura italiana che volevano assorbire e le contaminazioni americane che ci portarono, col loro modo di vivere, le loro idee, l’emancipazione femminile. In genere preferisco i paesaggi, ma devo ammettere che i ritratti esposti non lasciavano delusi. Impossibile non rimanere conquistati dal ritratto di Vernon Lee, dipinto dal suo amico Sargent, o il quadro di Mary Cassatt nel quale è palpabile l’affetto che la pittrice prova per il fratello e il nipote ritratti. Fra i dipinti che mi hanno colpito c’è stato anche l’autoritratto di John Singer Sargent: dal punto in cui lo avevano collocato, sembrava lanciare sguardi al “ritratto di Ambrogio Raffele”, suo compagno di escursioni montane, nella stanza seguente. Quando poi inizi a visitare la mostra, vieni subito abbagliato dal dipinto “la camera d’albergo”: una luce vibrante, estiva, filtra dalle persiane e ti lascia abbacinata, incantata ad ammirare l’abilità e la maestria di Sargent, così come ti conquista l’intima semplicità di Tarbell col suo dipinto “la stanza della colazione”, o la pensosità di Frederick Childe Hassam “la finestra a est”, l’eleganza di Mabel Hooper, o “la cucitrice” di Joseph DeCamp che richiama alla mente i dipinti fiamminghi. La luce pervade le sale, esplode dai dipinti. Mi sono seduta ad ammirare “buoi al riposo” (Sargent) e “cortile italiano” di Frank Duveneck: si percepiva chiaramente la luce violenta, il sole abbacinante, la spossatezza dell’uomo appoggiato ai buoi, fiaccato dal sole estivo italiano. Le foto di Ernestine Fabbri e le tele di Telemaco Signorini arricchiscono la mostra, e la completano con una grazia speciale.         


giovedì 19 aprile 2012

Prospettive multiple

I difetti degli altri, quando li troviamo su noi stessi, immediatamente li chiamiamo pregi.

martedì 3 aprile 2012

Le Piaggeliadi 2012!

Che belle le Piaggeliadi agli ASSI! Che bella giornata quella di domenica, dove si vedevano nugoli di bambini e genitori, insieme, uniti  per una giornata di sport, di amicizia, di cooperazione. La marathon family: bambino e genitore che corrono insieme. Che idea meravigliosa. I sorrisi dei grandi e dei piccoli erano per la gioia della manifestazione, certo, ma anche per la soddisfazione di poter godere della reciproca compagnia, senza interruzione alcuna, facendo “squadra”. C’eravamo anche noi, con il mio piccolo, orgogliosissimo di correre con il babbo, figura che rappresenta per lui, piccolo uomo in crescita, un modello a cui attingere per diventare grande. E contento e orgoglioso anche il babbo, per essere stato scelto per questa sfida e che pur di far felice il suo bambino si è adattato a correre, nonostante la corsa non gli piaccia un granché. Io e la piccina li abbiamo seguiti fin sul prato degli Assi e poi, dopo la partenza, ci siamo accodate: lei più comoda, da vera regina, seduta sul passeggino; io a spingerla, trotterellando un po’ per non rimanere troppo indietro al gruppo che correva. Alle rampe, quando i maratoneti hanno preso le scalette, io e lei ci siamo avviate con pazienza lungo la strada. Impensabile fare le scale col passeggino! Una signora simpatica, vedendomi col passeggino e considerate le scale che avrei dovuto affrontare, si era pure offerta di aiutarmi ad inerpicarmi su per la “scorciatoia”. Ho rifiutato, prima che si sfinisse poveretta, ed ho proseguito lungo il viale Poggi. Dopotutto la giornata era splendida, l’aria piacevole, il panorama incredibile. Quale migliore benzina per affrontare la dura salita a piedi! Ci siamo di nuovo ritrovati sul prato degli ASSI, a gara finita. Abbiamo portato ai nostri due corridori qualcosa da mangiare e da bere e finalmente la piccola è potuta scendere a scorrazzare anche lei e a sgranchirsi. Mi è piaciuta l’aria che abbiamo respirato ieri. Un’aria di festa, di amicizia, dove si scambiavano quattro chiacchiere e si facevano battute senza conoscersi, dove si “recuperavano” i figli degli altri quando stavano per sbagliare percorso, dove l’entusiasmo lo vedevi negli occhi che brillavano, anche a fine gara.
L’ideatore di questa manifestazione e gli organizzatori hanno fatto uno splendido lavoro. Lo sport, quando è sport “pulito”, libero da eccessiva competizione (che toglie il gusto allo sport stesso), è quanto di meglio si possa offrire ai nostri ragazzi. E a noi stessi. Praticare uno sport offre sempre l’occasione per migliorare qualcosa di noi: a parte un fisico tonico, ne beneficia la coordinazione, la qualità del pensiero, l’armonia, la salute. Aiuta a disciplinarsi e a mettersi in ascolto del corpo. Ho praticato diversi sport, rimanendo innamorata del tennis. E proprio per farmi un po’ il fiato per le partite, iniziai ad andare a correre all’Albereta. Tutte le volte che ci passo vicino mi ricordo di quei pomeriggi, della sensazione di fatica che sentivo alle gambe dopo i canonici cinque chilometri che mi ero imposta. Incredibile ma vero: quella stanchezza che sentivo e i muscoli indolenziti mi davano una soddisfazione e una carica interiore incredibile … bisognerà pure che ricominci a fare qualche sport, dopo sette anni di stop … il mio corpo sta cominciando a mandarmi segnali: vuole ricominciare! Chissà che l’entusiasmo respirato alle Piaggeliadi non mi dia la spinta giusta per non trovare più scuse  e riprendere un’attività!