La giornata inizia presto anche oggi. Dobbiamo ancora
visitare la Rocca di Ravaldino e Porta Schiavonia prima di partire per Terra
del Sole. Neanche a farlo apposta però, stamani è davvero brutto tempo: c’è un
freddo umido assurdo e pioviggina.
Decidiamo di parcheggiare al Parcheggio dell’Argine, in
Via Donne della Costituente. È un parcheggio ampio e gratuito, a pochi minuti a
piedi dalla Rocca ed adiacente al parco urbano Franco Agosto. L’idea originaria
era fare una bella passeggiata nel parco dopo aver visitato la rocca, ma ci
rinunceremo, visto il tempo che fa! Ci
incamminiamo per la Rocca di Ravaldino e, lungo strada, troviamo un albero di
arancio trifogliato che non avevo mai visto dal vivo!
Rocca di Ravaldino (Caterina Sforza). La Rocca fu
realizzata per volontà di Pino III Ordelaffi, Signore di Forlì. Ideata per
scopi difensivi, l’architetto Giorgio Marchesi da Settignano la realizzò a
pianta quadrata, con torrioni a pianta circolare e dominata dall’imponente
mastio, posto al centro della cortina nord-ovest.
Dopo l’assassinio del Signore di Forlì Girolamo Riario,
vittima della congiura degli Orsi (1488), la moglie Caterina Sforza scelse di
vivere prevalentemente nel complesso della Rocca.
L’evento più ricordato di questa fortezza è l’assedio del
1499-1500, che vide Caterina, già rimasta vedova, difendersi da Cesare Borgia,
che aveva avuto l’ordine di riportare Imola e Forlì sotto il controllo di Roma.
Cesare Borgia prese Imola, arrivò a Forlì verso la fine di dicembre del 1499 e mise sotto assedio la Rocca fino al 12 gennaio 1500. Probabilmente il Valentino intuì (o qualcuno gli fece una soffiata...) l’ubicazione di una delle polveriere nella torre
sud: puntando in quel punto creò un'esplosione amplificata
che fece crollare questa fiancata della Rocca e gli permise l’accesso alla
fortezza. Una volta divenuto il Duca delle Romagne e Signore di Forli, fece erigere di nuovo questa parte di mura e vi fece porre il suo stemma personale (il suo titolo nobiliare, datogli dal re di Francia, che
in quei tempi era alleato del papa). Non voleva solo far sfoggio di autorità, ma voleva
anche che fungesse da ricordo della conquista della rocca.
Quando viene fatta
prigioniera, Caterina non si dichiarò prigioniera dell’esercito del Papa, ma
prigioniera dell’esercito francese (c’erano alcuni soldati francesi tra i
diecimila uomini ad assediare la Rocca), questo perché secondo il diritto di
guerra francese non si potevano fare prigioniere le nobildonne. Venne comunque
portata a Roma e incarcerata. Il papa l’avrebbe voluta morta, ma alla fine i
francesi riuscirono a intercedere per lei e venne rilasciata, riparando nel fiorentino. Ecco a cosa serve essere una donna istruita …
Con la sconfitta di Caterina nel gennaio 1500 e il
passaggio di Forlì al dominio pontificio, la Rocca assunse una funzione
detentiva. La torre est conserva ancora le scritte dei detenuti.
Finita la visita guidata, ci siamo diretti verso Porta Schiavonia (Corso Giovecca): porta storica di Forlì
e punto d’accesso per i viaggiatori provenienti dalla Toscana, lungo la strada
che collega Forlì a Firenze. Oggi è un punto con parecchio traffico.
Lasciamo Forlì e una pioggia fine ma persistente ci accompagna fino a TERRA DEL SOLE: emblema del potere signorile di età
rinascimentale e città fortezza di Cosimo I dei Medici. Si tratta di un piccolo
borgo circondato da una cinta muraria rettangolare lunga oltre due chilometri e
con quattro bastioni difensivi ad ogni angolo, dedicati ciascuno a un Santo:
santa Reparata, santa Maria, sant’Andrea e san Martino. Lungo tutto il tracciato delle mura si
svolgeva un cammino di ronda, intervallato da sedici garitte fornite di
finestrelle per “moschettoni da muraglia” per la guardia delle sentinelle.
Abbiamo iniziato la visita dalla piazza d’Armi e dalla
Chiesa di Santa Reparata, del 1600.
La Chiesa è a una sola navata, coperta a capriate e ha numerose opere d'arte interessanti. Non fatevi ingannare da una prima impressione dimessa: aguzzate lo sguardo e prendetevi tutto il tempo che serve.
Le opere che mi hanno colpito di più sono la pala
d’altare della Madonna del Rosario di Francesco Longhi, la Madonna del Carmine del Menzocchi, una crocifissione di scuola romagnola, un coro cinquecentesco intagliato in noce
massiccio e il crocifisso ligneo.
Veniamo poi alle chicche che riguardano la musica: ammirate la coppia di organi del Settecento e un fortepiano (o clavicembalo? Il coperchio era chiuso e non ho osato sollevarlo). Tutti i legni degli interni della Chiesa, comprese le panche, sono di un interessante colore verde, che ho visto raramente.
Palazzo del Commissario o del Pretorio: alla parte
opposta della Chiesa. È un edificio rinascimentale a pianta quadrata con un bel cortile
interno. Al nostro arrivo abbiamo trovato una mostra di presepi deliziosa.
Abbiamo poi proseguito verso destra, per il Borgo Romano,
una strada diritta che porta al Castello del Capitano (o Castello del Governatore)
e a una delle porte di ingresso al borgo.
Tornando alla piazza principale si prosegue per il Borgo
Fiorentino, simile a quello Romano, che porta al Castello del Capitano delle
artiglierie (oggi è un hotel) e all’altra porta di ingresso al borgo: Porta
Fiorentina.
Vi lascio le informazioni sulla Pro Loco di Terra del
Sole: presso il Palazzo Pretorio, telefono 0543 766766, mail
proloco@terradelsole.org
Durante il viaggio di rientro ci siamo fermati all’Eremo
di Montepaolo, a pochi chilometri da Dovadola, dedicato a Sant’Antonio da
Padova. Qui il Santo visse circa un anno. Da qui passa anche il Cammino di
sant’Antonio, che attraversa la Romagna e che unisce l’Eremo a Rimini, passando
per Forlì. Proprio nella Chiesa di San Mercuriale a Forlì
nel 1222 Antonio pronunciò l’omelia che lo rese noto come grande predicatore.
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| Questa pala d'altare, opera di Baccio Maria Bacci, narra l'episodio di San Francesco che appare ai frati nel capitolo di Arles, durante una predica di Sant'Antonio. |
Appena fuori dal Santuario parte il sentiero dei mosaici, che si inoltra nel bosco. Il percorso non è lungo ed è agibile anche per chi non è allenato (al massimo venti minuti, andata e ritorno).Per rientrare a Firenze abbiamo percorso la strada che
porta al Passo del Muraglione, un groviglio di tornanti che mette a dura prova
chi soffre la macchina, ma che regala spettacolari viste di boschi e paesini
dagli scorci pittoreschi: un contesto naturalistico meraviglioso.
Atri posti che potete visitare se siete nei paraggi e
avete più giorni a disposizione:
Castrocaro terme
Dovadola
Rocca San Casciano
Portico di Romagna e San
Benedetto in Alpe, nel Parco nazionale delle foreste casentinesi
Cascate dell’Acquacheta, cascate della Brusia, borgo
fantasma di Bastia
Premilcuore
Altri posti vicino a Forlì che valevano la pena, ma non
abbiamo avuto tempo …
VILLA SAFFI a SAN VARANO, oggi Casa Museo, dimora di
Aurelio, il grande uomo politico, amico fraterno di Mazzini.
BERTINORO (Piazza della Libertà, Palazzo Ordelaffi, Torre civica dell'Orologio, Cattedrale Santa Caterina, Colonna delle Anella, Strada della vendemmia, Strada dei mestieri scomparsi, Rocca di Bertinoro 0543469213 0543446500, Campana dell'Albana, Borgo dei Mainardi, Palazzo della Giudecca, Chiesa San Silvestro, Pieve longobarda San Donato di Polenta)
PREDAPPIO
FORLIMPOPOLI
CESENA (Biblioteca Malatestiana, Rocca Malatestiana, Abbazia Benedettina di Santa Maria del Monte (Basilica e laboratorio restauro del libro antico 0547302061), Villa Silvia Carducci (Musicalia) e Giardino letterario parlante, Piazza del Popolo e Fontana Masini, Palazzo del Ridotto, Cattedrale San Giovanni Battista, Teatro Bonci, Pinacoteca Comunale nell'ex monastero di San Biagio (che purtroppo viene aperta solo in giornate particolari).
Inoltre vi segnalo il sito dell'associazione Spazi Indecisi (spaziindecisi.it) che realizza interventi di rigenerazione urbana con il coinvolgimento di artisti, fotografi, cittadini, architetti, per valorizzare il patrimonio edilizio in abbandono presente sul territorio. Il progetto IN LOCO Museo Diffuso dell'Abbandono (inloco.eu) ha portato alla mappatura di oltre trecento spazi. Date un occhio qui: https://www.spaziindecisi.it/in-loco-museo-abbandono-romagna/