Tutto da cambiare, Tonino!

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lunedì 20 luglio 2026

Itinerari di viaggio: Ancona, una città che non ti aspetti (seconda parte)

Per questo secondo giorno partiamo dalla Chiesa dei Santi Cosma e Damiano che abbiamo notato ieri e che ci ha incuriosito (Corso Mazzini): l'edificio ha uno stile architettonico moderno particolare, frutto di una ricostruzione del XX secolo. La struttura ottocentesca originaria, edificata nel 1847, fu completamente demolita nel 1957 per fare spazio alla struttura odierna, costruita nel 1959 su progetto dell'architetto Augusto Rossini. La facciata è geometrica, con mattoni a vista. L'interno è formato da un'unica grande sala divisa in tre navate da diverse altezze dei soffitti. Nel presbiterio il grande affresco absidale in stile modernista raffigurante il Cristo in trono tra due martiri, opera del pittore Giulio Carminati, insieme alla Via Crucis realizzata da Enzo Parisi.

 


Piazza del Plebiscito: la piazza più antica di Ancona, il salotto della città, chiamata comunemente Piazza del Papa per la grande statua dedicata a Papa Clemente XII che domina lo spazio. Questa statua rende omaggio al pontefice che nel Settecento concesse il porto franco rilanciando l'economia locale. La piazza si sviluppa in una forma rettangolare allungata su più livelli collegati da scalinate monumentali, in cima alle quali sorge la Chiesa di San Domenico che custodisce le copie di capolavori assoluti come la Crocifissione di Tiziano e l'Annunciazione del Guercino. Accanto si trova il trecentesco Palazzo del Governo con la Torre Civica, sede della Prefettura, mentre lo spazio è arricchito da due storiche fontane, ovvero quella di Pio VII dell'Ottocento e la quattrocentesca Fontana dei Decapitati, legata alla memoria di alcuni nobili ribelli. Oggi la piazza è pedonale, circondata da bar e ristoranti all'aperto, punto di ritrovo preferito da abitanti e turisti soprattutto per l'aperitivo e la vita serale. A questo proposito, Ancona di sera è davvero una città vivace, piena di localini. Le strade del centro sono molto frequentate e ho avvertito sempre un senso di sicurezza. Chiaramente questo non vuol dire che possiate girare per la città lasciando la testa sul comodino… l’attenzione e il buon senso servono sempre!



Pinacoteca civica di Ancona “Francesco Podesti”: ha riaperto al pubblico il 6 dicembre 2025 con un percorso espositivo completamente rinnovato, che include anche innovative opere tattili per garantire la massima accessibilità. Inoltre, se avete soggiornato per almeno una notte nelle strutture ricettive di Ancona, potrete usufruire del biglietto di ingresso omaggio. Il museo è ospitato all'interno di Palazzo Bosdari, storica dimora di una nobile famiglia di origine dalmata. L'edificio sorge sulle antiche mura di cinta della città e ingloba una porzione di una torre medievale. Le sale custodiscono capolavori provenienti da chiese e palazzi nobiliari locali, testimonianza visiva della straordinaria ricchezza culturale raggiunta nei secoli da Ancona, già fiera Repubblica Marinara. Al suo interno si possono ammirare i lavori di maestri assoluti come Carlo Crivelli, Tiziano Vecellio, Lorenzo Lotto, Sebastiano del Piombo, Andrea Lilli, il Guercino, il Sassoferrato, Carlo Maratti e lo stesso Francesco Podesti, l'artista a cui è intitolata la Pinacoteca. Collezione che si arricchisce anche con un importante nucleo di opere del Novecento, con firme del calibro di Corrado Cagli, Enzo Cucchi, Valeriano Trubbiani e i vincitori del prestigioso Premio Marche. Il percorso di visita inizia proprio con una grande sala dedicata a Francesco Podesti, il più importante pittore anconetano del XIX secolo, che contribuì in prima persona alla nascita del museo donando alcune delle sue opere principali. Tra queste spicca la splendida e monumentale tela "Il giuramento degli anconetani". Il dipinto illustra un celebre episodio storico avvenuto nel 1173: l'eroica resistenza della Repubblica di Ancona all'assedio congiunto delle truppe di Cristiano di Magonza (luogotenente dell'Imperatore Federico Barbarossa) via terra e della flotta veneziana via mare. Nonostante l'enorme disparità delle forze in campo e la gravissima carestia, la città rifiutò la resa fino alla liberazione finale, avvenuta grazie all'arrivo dei rinforzi alleati da Ferrara e da Bertinoro.



Parco del Cardeto: è un’estensione di circa 35 ettari, dal Colle dei Cappuccini al Colle del Cardeto, ricca di testimonianze millenarie: dalla Rocca Papale di San Cataldo del 1355, alla chiesa di Santa Caterina del 1621, al Faro Fresnel del 1859, al Cimitero ebraico (che noi abbiamo trovato chiuso) e a quello degli Inglesi, alla Polveriera Castelfidardo del 1864. Sulla sommità del Colle Cardeto, per volere di Napoleone I, fu costruito un Forte: si possono ancora vedere le possenti mura e da qui ammirare un ampio panorama sulla città. Passeggiate senza fretta e godetevi le fioriture (se ci capitate in primavera) degli alberi di Giuda e delle orchidee selvatiche (ricordate che coglierle è proibito!). 



Purtroppo la segnaletica è carente: se non avessimo incontrato per caso una signora e suo figlio, coi quali ci siamo messi a chiacchierare, ci saremmo sicuramente persi. Importante notare che se volete arrivare al Passetto partendo dal parco del Cardeto, a un certo punto dovrete uscire dal parco e percorrere un tratto esterno, lungo la Via Panoramica. Vi consiglio senz’altro una sosta alla Grotta Azzurra, un anfratto naturale molto suggestivo e scarsamente frequentato (almeno quando siamo andati noi, ad aprile) sotto il Parco del Cardeto. Qui potrete ammirare con calma questo tratto di costa selvaggia, i riflessi del sole sull’acqua cristallina e le tradizionali grotte dei pescatori scavate nella falesia. È raggiungibile tramite una scalinata che parte da Via Panoramica, a circa 500 metri dal Monumento ai Caduti. Lungo Via Panoramica si trova un piccolo giardinetto alberato con delle panchine e una scalinata che scende ripidamente per qualche minuto fino a raggiungere la scogliera e le caratteristiche "grotte" con porte colorate. Il ritorno (che ve lo dico a fare?) è in salita e richiede un minimo di impegno. Niente che non si possa fare, comunque. Vorrà dire che vi riposerete facendo qualche pausa: rinunciare a scendere sarebbe davvero un peccato! Ricordate comunque che alla Grotta Azzurra non ci sono stabilimenti balneari o servizi, quindi portatevi tutto ciò di cui avete bisogno se volete fare una sosta in questo paradiso.

 


Monumento ai caduti: in Piazza IV Novembre, nel quartiere del Passetto, è un’imponente opera in pietra d'Istria progettata dall'architetto Guido Cirilli negli anni '30 per onorare i soldati scomparsi nella Prima Guerra Mondiale. A struttura circolare, ha la forma di un tempio classico con colonne doriche. A impreziosire il monumento vi sono dettagliati simboli della vittoria e della memoria, accompagnati dai celebri versi di Giacomo Leopardi: “Beatissimi voi, Ch'offriste il petto alle nemiche lance Per amor di costei ch'al Sol vi diede”.



Grotte del Passetto: con una passeggiata sul lungomare potete raggiungere la spiaggia del Passetto, con le caratteristiche grotte colorate costruite dai pescatori già nel 1889.  Nati come semplici depositi per le barche dei pescatori, oggi formano un villaggio balneare cittadino colorato e originale. L'anima del luogo sono i "grottaroli", i proprietari che si tramandano questi spazi di generazione in generazione, trasformandoli in intime case estive a un passo dall'acqua. A colpire lo sguardo sono i celebri portoni in legno e metallo dalle tinte vivaci, insieme agli storici scivoli con argano usati per issare i "battellini". Potete raggiungere questo luogo dalla fine del Viale della Vittoria, presso il Monumento ai caduti in Piazza IV Novembre, scendendo per la scalinata progettata da Guido Cirilli e realizzata nel secondo dopoguerra. Per i pigri: non disperate! È stato realizzato un ascensore apposito nelle vicinanze.

Direi che per oggi avete camminato abbastanza. Non vi resta che trovare un posto per la cena. Dal monumento ai caduti potete percorrere il bel Viale della Vittoria che vi riporterà verso piazza Cavour e il centro storico.

Dove abbiamo cenato noi: Mario’s little Italy Via Augusto Elia 19/21: un’hamburgeria che offre un’alta qualità di materie prime italiane.

 

Inserisco qui anche l’itinerario del nostro terzo giorno ad Ancona, che abbiamo dedicato principalmente alla visita del Museo Omero.



Passeggiate per la deliziosa via della Loggia, a pochi passi dal porto, dove si concentra gran parte del patrimonio medievale e rinascimentale della città. Ammirate la Loggia dei mercanti, iniziata nel 1392 e ultimata nel 1443. Notate la meravigliosa facciata in stile gotico fiorito veneziano, con le statue della Speranza, Fortezza, Temperanza e Carità. Proprio di fronte a questo capolavoro sorge Palazzo Benincasa, un maestoso edificio del XV secolo che appartenne a una potente famiglia di mercanti, caratterizzato da un'imponente facciata in pietra.



Prendendo verso Piazza della Repubblica e poi via XXIX Settembre arriverete a Porta Pia, l'antico arco barocco d'ingresso alla città situato a pochi passi dalla Mole Vanvitelliana.





Mole Vanvitelliana, che ospita il museo tattile Omero (entrata gratuita) e un Caffè letterario (The mole). Prima di entrare al museo, visitate la Corte, con al centro l’edicola in travertino dedicata a san Rocco, santo protettore degli appestati, dove si celebravano le funzioni religiose, e il marciaronda, la passeggiata lungo le mura. La Mole ospita opere in permanenza all’esterno (“Cavallo” di Domenico Paladino, “Sbarco” di Velasco Vitali).

Per scoprire tutto sulla Mole e sul perché non potete perdervi la visita del Museo Omero potete leggere qui il mio articolo pubblicato su L’Avanti!: https://avantionline.it/tag/museo-omero/

La curiosità: da Ancona potrete ammirare sia l’alba che il tramonto sul mare. Se volete ammirare il tramonto, un ottimo punto è il Duomo di San Ciriaco.

Non mi resta che augurarvi buoni passi e occhi attenti a carpire ogni meraviglia! 😀


Se vuoi leggere il primo post dedicato ad Ancona (la prima parte), clicca qui: https://pennaeblog-notes.blogspot.com/2026/07/itinerari-di-viaggio-ancona-una-citta.html

sabato 18 luglio 2026

Nada e Ginevra Di Marco incantano il Teatro Romano di Fiesole

 

Nada e Ginevra Di Marco salgono sul palco mano nella mano e aprono il concerto con Cinquecento catenelle d’oro, un canto nuziale del XVI secolo capace di toccare corde profonde e suscitare emozioni fortissime. Ad accompagnare le loro splendide voci, che armonizzano alla perfezione, c'è solo la chitarra di Andrea Mucciarelli. La scena è essenziale, priva di effetti speciali o scenografie ridondanti: l'attenzione è tutta catalizzata dalle artiste, dalla loro mimica potente e da una vocalità unica e graffiante.


Le due cantanti si alternano e si fondono sul palco in un unico cuore che unisce canti popolari, brani recenti e cavalli di battaglia storici, mantenuti intatti nella loro freschezza travolgente. Il repertorio di Nada spazia tra Bella più bella, vero inno alla libertà e al coraggio femminile, Un giorno da regalare, Venezia Istanbul, Senza un perché e la celeberrima Amore disperato. Quando intona Guardami negli occhi, il brano riemerge intatto dai cassetti della memoria: come una sorta di madeleine proustiana, il pubblico ricorda ogni parola. L'interpretazione mette in luce tutte le sue qualità vocali, contraddistinte da un timbro rock e ruvido, unite a un'esibizione viscerale e istintiva. Nada si offre senza barriere, donando sé stessa e mostrandosi come una donna che ha saputo farsi attraversare dalla vita, scavando nelle proprie emozioni senza filtri.


Ginevra Di Marco propone brani altrettanto potenti, tra cui Il coraggio di essere fragili, un pezzo toccante nato dalla collaborazione con il poeta Franco Arminio, e Canzone arrabbiata, dove esprime doti interpretative eccezionali. Il suo set include poi un ricco medley che unisce La rivolta delle parole, Il lamento di Donna Isabella, l'inno popolare Canto dei Sanfedisti, Auguri e Del mondo. Ginevra ha assimilato e fatto propri questi brani con un rispetto e una personalità disarmanti.

Il concerto si è rivelato un’esplosione di energia e autenticità, capace di catturare gli spettatori fin dal primo istante. Le due cantautrici toscane hanno dimostrato una straordinaria capacità di entrare in sintonia con la platea, regalando un'emotività e una vitalità contagiose. Il legame con il pubblico, a pochi metri dal palco, è stato immediato, intimo e magnetico. Gli spettatori sono stati travolti da un'altalena emotiva, sospesi tra malinconia struggente ed esplosioni di gioia, immersi in un'atmosfera calda e vibrante. Una dimensione costantemente in bilico tra l'entusiasmo di cantare i brani a squarciagola e un silenzio quasi sacro, dettato dall'intensità dei momenti più intimi.


Non si è trattato solo di una serata di svago, ma di un vero e proprio cammino condiviso. Ogni pezzo è diventato un manifesto di impegno civile, un viaggio nella memoria collettiva e una riflessione profonda. La serata si è sviluppata come un dialogo ideale tra due generazioni della canzone d'autore. Sul palco la sintonia è risultata immediata e paritaria: nessuna competizione, solo un generoso scambio culturale e umano. La vocalità graffiante, teatrale e quasi ipnotica di Nada si è fusa magnificamente con il timbro cristallino, caldo e comunicativo di Ginevra.

Ad assecondare ogni sfumatura emotiva c'è stata una vera e propria famiglia artistica. L'intesa tra la band e le interpreti è stata totale, quasi telepatica. Un quartetto di musicisti formidabili ha gestito con maestria i continui cambi di dinamica: Andrea Mucciarelli, Francesco Magnelli, Andrea Salvadori e Pino Gulli.


Più che un semplice concerto, è stata una serata preziosa, capace di rigenerare il cuore. Nelle battute conclusive, il pubblico ha abbandonato le gradinate per radunarsi a ballare sotto il palco. L'esecuzione dell'iconica Amandoti ha poi unito l’intera platea in un canto corale ed emozionante. Al termine dello spettacolo, Nada e Ginevra si sono strette in un lungo abbraccio prima dei saluti finali insieme alla band. Un gesto che ha suggellato la profonda intesa di due personalità straordinarie e complementari, lasciando un ricordo indelebile in tutti i presenti.



venerdì 3 luglio 2026

Itinerari di viaggio: Ancona, una città che non ti aspetti (prima parte)

 


Circondata dal mare, confinante con le belle colline plasmate da agricoltura e vigneti, Ancona vanta un ricco patrimonio culturale e artistico, eppure secondo me resta una delle città italiane più turisticamente sottovalutate. Spesso è considerata solo un punto di passaggio per l'imbarco verso la Croazia o la Grecia, ma se le date la possibilità di farsi scoprire, il capoluogo marchigiano vi sorprenderà. Noi le abbiamo dedicato due giorni e mezzo, e questo è il racconto del nostro viaggio.

Abbiamo lasciato la macchina al parcheggio sotterraneo Stamira in piazza Pertini, ideale per visitare il centro città. Nella piazza potete notare una delle sculture di arte urbana installate in vari punti della città: Mater Amabilis di Valeriano Trubbiani (vedete la foto della cartina nell’articolo per rendervi conto di dove sono dislocate le altre sculture).



La prima tappa è stata l’ufficio informazioni turistiche, per ritirare le cartine e ricevere informazioni (quanto mi piace andare a chiacchierare con gli impiegati dell’ufficio informazioni! Li adoro! 😊).

UFFICIO INFORMAZIONI “L’edicola”, PIAZZA ROMA cell. 339 292 2855 edicola.iat@comune.ancona.it

A pochi passi trovate la FONTANA DEL CALAMO del XVI secolo, su disegno di Pellegrino Tibaldi (in Corso Mazzini). La fontana è ritmata da tredici mascheroni di fauni e satiri da cui zampilla l’acqua: sono tutti in bronzo eccetto quello centrale, in pietra, che è sormontato dal bassorilievo del “Cavaliere all’assalto”, emblema della città di Ancona.

Pranzo alla trattoria da Nordio (Via San Martino, 25 A) dove abbiamo provato il loro baccalà all'anconetana secondo l'antica ricetta tradizionale, carciofi ed erbe strascinate. Tutto molto buono e porzioni abbondanti.

CORSO GARIBALDI: durante la vostra passeggiata alzate la testa ad ammirare le belle facciate dei palazzi (giusto sopra il negozio di Zara, per esempio), gli scorci pittoreschi e convincetevi che vale bene la pena di gingillarvi un po’. Avete notato per esempio il leggiadro campanile a chiocciola in stile borrominiano della chiesa del Santissimo Sacramento? Noi purtroppo l’abbiamo trovata sempre chiusa ogni volta che ci siamo passati davanti. La chiesa, già del 1548, fu ingrandita e riconsacrata nel 1776, con le modifiche che la portarono ad avere l’aspetto attuale su disegno dell’architetto Francesco Ciaraffoni.

TEATRO DELLE MUSE, al termine di corso Garibaldi. Di stile neoclassico, realizzato da Pietro Ghinelli, con l’elegante facciata con decorazioni di Apollo e delle Muse. Era in ristrutturazione.

PIAZZA DELLA REPUBBLICA: Una delle piazze storiche e centrali più importanti, situata proprio di fronte al porto antico della città.

BANCHINA NAZARIO SAURO: Costeggia le acque del porto e funge da via d'accesso verso il celebre Arco di Traiano.


Chiesa santa Maria della piazza (lungo via della Loggia, in piazza Santa Maria): questa chiesa medioevale a mio parere è la più bella fra quelle che ho visitato. Edificata intorno al XII secolo sui resti di una basilica paleocristiana. è un gioiello di architettura romanica: a croce latina e divisa in tre navate. Splendidi i mosaici nel pavimento. Merita dedicare del tempo al portale, ricco di ornamenti: colpisce per il movimento e il fine intreccio delle arcatelle e dei pilastrini. Il restauro del 1980 ha portato alla luce i resti della basilica preesistente, oltre ai resti delle mura greche risalenti al IV secolo a.C. Visita libera e gratuita.



Oltrepassato il Cantiere Navale, vi troverete davanti all’Arco trionfale di Traiano, realizzato nel 115 d.C. da Apollodoro di Damasco. In passato era ornato con statue e fregi. Il restauro negli anni 2000 ne ha esaltato il profilo e valorizzato la posizione rispetto al nucleo storico di Ancona e al Colle Guasco. A Traiano va il merito di aver potenziato le strutture portuali di Ancona: in vista dell’espansione militare in Dacia, volle sfruttare al meglio le potenzialità dell’approdo, già dotato di strutture portuali di epoche antiche, come riporta l’iscrizione nella parte superiore dell’arco “ha reso più sicuro ai naviganti l’accesso all’Italia con la costruzione a sue spese di questo porto”. Dall’arco di Traiano si accede al camminamento sospeso fra cielo e mare che corre lungo la cinta muraria medioevale, che consente di raggiungere la sommità dell’Arco Clementino e il perimetro che costeggia il cantiere navale. Ricerche confermano che già all’epoca dell’imperatore Traiano quest’area ha ospitato opifici di produzione e manutenzione delle imbarcazioni. Attraverso i secoli è stata mantenuta l’antica vocazione, con specializzazioni produttive che riguardano la costruzione di piccole, medie e grandi navi da crociera di lusso.



ARCO DI CLEMENTINO: progettato in stile neoclassico da Luigi Vanvitelli in onore del Papa Clemente XII (la statua del Papa, ora in piazza Plebiscito, doveva essere collocata sopra l’attico). La facciata verso il mare è in pietra d’Istria, quella verso la città è in laterizio.



PALAZZO DEGLI ANZIANI: le origini risalgono al governo di Gallia Placidia, ma l’edificio attuale è del XII secolo. La facciata sul fronte mare di questo grattacielo medioevale testimonia il rapporto fra romanico e gotico che permea tutta la città.

CHIESA DI SAN FRANCESCO ALLE SCALE: nata nel XIV secolo per volere dei frati francescani, vanta un magnifico portale d’ingresso e una maestosa scalinata del XV secolo.



CHIESA DEI S.S. PELLEGRINO E TERESA: eretta nel 1706 da padre Bartoli dell’ordine dei Carmelitani Scalzi. Purtroppo era chiusa e non abbiamo potuto vedere l’interno. Significativa comunque la cupola, elemento caratterizzante del panorama urbano.



CATTEDRALE DI SAN CIRIACO: sorge su un colle, il promontorio Cumero (nome greco che significa “monte opposto al mare”). La chiesa è edificata sui resti di un tempio antico distrutto da un terremoto del 558 e il risultato è un incrocio fra romanico e bizantino. A forma cruciforme e a pianta centrale, è sovrastata dalla cupola a dodici facce. Splendido il portale. San Ciriaco, prima della conversione, era un ebreo di nome Giuda, scriba a cui si rivolse Elena, la madre dell’Imperatore Costantino perché le svelasse dove era custodita la croce di Cristo. Dietro molte insistenze cedette e nel 326 venne ritrovata a Gerusalemme la Santa Croce. A seguito di questi eventi, Giuda si convertì al cristianesimo, si fece battezzare col nome di Ciriaco e in seguito venne proclamato vescovo. Per ciò che aveva fatto subì un processo e il martirio.

Lungo la via del rientro vi ritroverete a passare accanto al Palazzo del Senato e alla sua raccolta lapidaria costituita da reperti dall’epoca tardo antica all’età moderna (fra i pezzi più significativi spiccano due fregi alto medievali con motivi a pavoni e girali, un frammento di bifora pertinente a Palazzo del Senato, e una lunetta di archivolto scolpita con la testa di Cristo di una chiesa non identificabile del porto antico).

CHIESA DEL GESU’: è stata oggetto di importanti lavori di risanamento e di interventi di restauro commissionati e finanziati dall’Arcidiocesi di Ancona-Osimo a partire dal 2017.È stata riaperta al culto il 30 luglio 2021. Accoglie una interessante mostra permanente sulla Bibbia, con antichi documenti originali ed è utilizzata anche per concerti, presentazioni di libri e attività culturali. “La cultura è via dell’incontro, del dialogo e della pace”, come è scritto all’ingresso della Chiesa (chiusa il lunedì, aperta gli altri giorni dalle 16.00 alle 18.30).

Proseguite poi verso Palazzo Ferretti, sede del museo archeologico. Sicuramente avrete già avuto modo, durante la passeggiata, di notare le statue dorate che si trovano sul tetto di questo palazzo: sono una copia del gruppo scultoreo dei Bronzi dorati da Cartoceto di Pergola e sono stati posti sul tetto perché siano ben visibili passeggiando lungo il Lungomare Vanvitelli.



PIAZZA CAVOUR: uno dei punti di ritrovo più amati della città. Andateci di pomeriggio e la troverete animata dai ritrovi dei ragazzi e dal passeggio pomeridiano dei residenti. I palazzi ottocenteschi e i giardini si tingono di colori caldi prima del tramonto, ideali per fare delle belle fotografie. Potete approfittare anche di una lunga bancarella dei libri (libreria Sonnino), perfetta per chi ama curiosare tra volumi usati, rarità e vecchie edizioni, oppure sostare sulle panchine della piazza per un momento di riposo o approfittare dei locali sotto i portici per uno stuzzichino o un aperitivo. Se non siete ancora stanchi proseguite verso Largo XXIV Maggio e poi lungo il Viale della Vittoria o fate un salto alla bella libreria Fogola in Corso Mazzini. Lì vicino c’è anche una deliziosa cartoleria che vende piccole vedute di Ancona realizzate ad acquerello.

La nostra cena: alla Pizzeria Paola, in Corso Mazzini, 160. Ho provato la pizza “Ancona” con mozzarella, alici e paccasassi. Conosciuti come paccasassi o spaccasassi, i finocchietti marini sono piante aromatiche spontanee che popolano le scogliere della Riviera del Conero. Il loro nome curioso richiama le radici che si fanno strada nella roccia a picco sul mare. Offrono un gusto originale, sospeso tra sentori di limone, sedano e finocchio selvatico. Anticamente, i marinai anconetani li consumavano durante i lunghi viaggi in mare come rimedio naturale contro lo scorbuto, grazie alla loro ricchezza di vitamina C.

A presto con la seconda parte della visita di Ancona: c'è ancora moltissimo da scoprire! Clicca qui per la seconda parte: 

https://pennaeblog-notes.blogspot.com/2026/07/itinerari-di-viaggio-ancona-una-citta_01408913830.html

Se ti è piaciuto questo post, sul mio profilo Instagram troverai altre foto di Ancona (daniela_darone)

mercoledì 1 luglio 2026

Segnalazione: Jean-Marie Appriou a Firenze, l'arte contemporanea incontra il Giardino Bardini

Dal 4 luglio al 23 agosto 2026, il Giardino Bardini ospita The Briar Rose (Rosa × centifolia), una suggestiva scultura in bronzo realizzata nel 2022 dall'artista francese Jean-Marie Appriou.

L'esposizione nasce dalla sinergia tra la Fondazione Palazzo Strozzi e la Fondazione CR Firenze (tramite la Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron). Questa nuova collaborazione unisce due grandi realtà culturali fiorentine, portando l'arte di Appriou fuori dalle mura museali tradizionali per integrarla in uno dei parchi storici più affascinanti della città. L'installazione si collega alla mostra personale dell'artista, CANTO INFINITO, aperta al pubblico nello stesso periodo presso il Project Space di Palazzo Strozzi.
Jean-Marie Appriou è una delle figure più innovative della scultura contemporanea. Il suo stile si distingue per un legame profondo con la materia (bronzo, alluminio, vetro, argilla e cera), che plasma per creare mitologie personali dove forme umane, animali e vegetali si fondono. I suoi lavori, maestosi ma intimi, evocano mondi sospesi tra archeologia, sogni e tradizioni popolari.
Al Giardino Bardini, l'opera The Briar Rose si ispira al ciclo pittorico preraffaellita The Legend of Briar Rose di Edward Burne-Jones, basato sulla fiaba della Bella Addormentata nel Bosco. Nella storia, la principessa è protetta da un muro impenetrabile di rovi. Appriou reinterpreta questo elemento fiabesco trasformandolo in una soglia ricca di contrasti: rami intrecciati e spine acuminate creano un'immagine al contempo romantica e respingente; l'apparente roseto da favola diventa una struttura di separazione che protegge ed esclude. Richiamando l'idea del filo spinato, la scultura invita a riflettere su temi attuali come i confini, le migrazioni, lo sradicamento e il senso di appartenenza, mantenendo un linguaggio lirico e aperto a molteplici letture.
Informazioni: Orari: Tutti i giorni, dalle 10.00 alle 19.30
CANTO INFINITO: Sede: Project Space di Palazzo Strozzi, fino al 23 agosto 2026. Tutti i giorni 10.00 – 20.00 (il giovedì fino alle 23.00).
Profilo dell'artista
Nato a Brest nel 1986, Jean-Marie Appriou vive e lavora a Parigi. Dopo il diploma all’École régionale des beaux-arts de Rennes nel 2010, ha costruito una solida carriera internazionale.
Le sue opere sono state esposte in prestigiose sedi mondiali, tra cui il TANK Museum di Shanghai, il MO.CO. di Montpellier, il Musée du Louvre e la Fondation Louis Vuitton a Parigi, Villa Medici a Roma e il Public Art Fund a New York. Ha inoltre preso parte a importanti collettive e biennali, come la Biennale di Lione, la Biennale di Amsterdam, la Pinakothek der Moderne di Monaco e il Centre Pompidou-Metz.

Jean-Marie Appriou, The Briar Rose (Rosa × centifolia), 2022

Courtesy The Artist and MASSIMODECARLO

© Jean-Marie Appriou, by SIAE. Photo Claire Dorn



martedì 9 giugno 2026

Segnalazione: 13 giugno 2026 incontro poetico alla biblioteca Luzi, Firenze



SABATO 13 GIUGNO ORE 16.00 La Camerata dei poeti incontra l’associazione internazionale “Poetas del mundo” per un Dialogo interculturale di poesia, ambiente, pace e fraternità tra i popoli.
Presentano Carmelo Consoli (presidente della Camerata dei poeti), Luis Arias Manzo (Fondatore e segretario generale dei Poetas del mundo), Stefano Caranti (segretario nazionale italiano dei Poetas del mundo).
Intervengono Roberto Mosi (poeta, scrittore), Poeti dei Poetas del mundo e della Camerata dei poeti
Partecipazione gratuita, ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili




venerdì 29 maggio 2026

Segnalazione: Tornare al bosco, 31 maggio, Riserva naturale della Selva (Belforte) con Laetitia Fauconnier


TORNARE AL BOSCO workshop di espressione naturale 🍃

Un percorso ispirato all’albero:
* Radici – stabilità e contatto
* Tronco – centratura e stabilità
* Rami – respiro e apertura

Pratiche semplici per muoversi, ascoltare e percepire attraverso i sensi. Un tempo per rallentare, uscire dagli automatismi e ritrovare una presenza autentica. Un tempo per lasciare la mappa ed essere il territorio.

Domenica 31 maggio alle 14.00 a Belforte, riserva naturale della Selva 🌳
Costo 20€ 🌾

Info 351 967 4664