Tutto da cambiare, Tonino!

Tutto da cambiare, Tonino!
Tonino è cresciuto ed è a spasso nella rete! Se vuoi puoi seguirlo su Blook Intrecci nella rete. Leggi tutto il libro gratis a puntate!

lunedì 9 marzo 2026

“La mattina scrivo”, di Valérie Donzelli, premiato per la migliore sceneggiatura alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, è una meditazione esistenziale di cui abbiamo bisogno.

 


Paul ha abbandonato la sua carriera di fotografo di successo per diventare scrittore. Restare scrittore, però, è tutt’altra storia. I suoi libri sono un successo di critica, la stampa lo apprezza, ma le vendite sono deludenti, e il libro a cui sta lavorando non piace all’editore. Adesso si trova in quella zona d’ombra delle cinque del pomeriggio, quando “fa buio, ma non è ancora notte”, e da qui parte una storia ruvida, ostinata, ma anche pacata e gentile, di un uomo che non cerca il successo, non agogna il denaro, ma vuole solo preservare il suo tempo per scrivere e, per farlo, è disposto a qualsiasi sacrificio e privazione.

La moglie e i figli se ne vanno in Canada (tanto per facilitargli le cose…), i genitori tollerano a stento questa strana vocazione. Davanti a ogni membro della sua famiglia si sente giudicato: tutti gli voltano le spalle senza nemmeno aver letto i suoi libri.

Quando i risparmi finiscono si iscrive a una piattaforma di lavori occasionali. Diventa un tuttofare: falcia prati, smonta soppalchi, monta mobili, fa piccole riparazioni, guida un taxi abusivo. Ogni lavoro se lo aggiudica partecipando a un’asta al ribasso, dove il committente beneficia della spietata guerra fra poveri lavoratori concorrenti e recensisce sulla piattaforma il lavoro svolto (e quanto questo ci sbatte in faccia il nostro cinismo, disposti a tutto pur di sfruttare chi si deve accontentare di un lavoro sottopagato). Ogni incarico, Paul lo annota su un taccuino, con qualche osservazione sul cliente per cui ha lavorato.

Paul sta assaggiando cosa voglia dire essere povero, affamato, e così intimidito e stanco da non saper più nemmeno fare l’amore.

Come spesso succede, sarà un’estranea a offrirgli un rifugio e un posto per scrivere. “Rimani quanto vuoi”, gli scrive su un foglio. Come se il fatto stesso di non conoscersi, alla fine offrisse delle lenti per comprendere meglio chi si ha davanti, gettasse uno sguardo libero da aspettative e costruzioni personali. Hemingway diceva “tutto quello che fai è sederti alla macchina da scrivere e sanguinare”. E Paul sanguina, per dirla con Hemingway, perché il mestiere di uno scrittore consiste nell’alimentare un fuoco che rischia sempre di spengersi, e servono dedizione e disciplina per trasformare il caos creativo in un’opera completa. “Finire un testo non significa essere pubblicati, essere pubblicati non significa essere letti, essere letti non significa essere amati, essere amati non significa avere successo, e il successo non offre alcuna promessa di fortuna”. Paul scrive “À pied d'œuvre”, un romanzo che “parla del mio ombelico, di te, di me, dei miei figli e pure del nostro mondo”, e se andrete a vederlo in sala, la bella faccia in primo piano di Bastien Bouillon, che interpreta Paul, occhi espressivi e intensi, vi regalerà un bel momento emotivo.

Una volta a casa, ripensando al film, mi sono balenate in mente delle immagini di “Paterson” di Jim Jarmusch. Contesti diversi, certo, ma entrambi ci raccontano di artisti lavoratori, di scrittura come irrinunciabile rituale quotidiano: costante e umile. Il bisogno di un atto creativo, piuttosto che la ricerca di fama e riconoscimento commerciale.

Il film è stato ispirato dal libro di Franck Courtès, uscito per Playground, ed è distribuito da Teodora Film.

domenica 8 marzo 2026

Il cimitero può essere anche un nido di storie d'amore

 




Al cimitero di Trespiano, a Firenze, c’è una targa su una tomba che testimonia una storia d’amore bellissima. Sulla targa, lui ha fatto incidere: 

“Amatissima moglie, abbiamo trascorso una vita serena, colma di valori e piccole cose. Abbiamo giocato e giocare insieme è stato fantastico. Insieme saremo per sempre uniti”. 

Io non li conoscevo, ma ogni volta che vado al cimitero passo a trovarli, perché la loro storia d’amore, fatta di complicità e di valori condivisi, mi commuove. Lui, dopo la morte di lei, ha vissuto solo altri 97 giorni. 

A me fa bene sostare per un po’ lì, dove adesso riposano insieme, osservare la foto che li ritrae abbracciati e sorridenti in una giornata di sole e pensare a loro e al significato dell’amore.

lunedì 2 marzo 2026

Testo 2026: fra case editrici, una passeggiata letteraria sulla libertà delle panchine e riflessioni sul vero lusso

 




Sabato sono arrivata davanti ai cancelli della Stazione Leopolda con il consueto anticipo che mi contraddistingue. La fiera apriva alle 10, ma già alle 9.40 c’era la fila fuori dal cancello, segno che questa manifestazione funziona e attira sempre più visitatori.

Le case editrici e gli eventi, come ogni anno, erano tantissimi.

Mi sono fermata soprattutto presso lo stand di Utopia, una giovane casa editrice nata nel gennaio 2020. Mi hanno colpito l’entusiasmo e il coraggio di ricercare testi particolari che vanno a formare un catalogo che propone una visione precisa, valorizzando autori classici e novità: dal Medioevo di Sigrid Undset alle opere sperimentali del contemporaneo Agustín Fernández Mallo, dalla Sardegna di Grazia Deledda (piuttosto dimenticata in Italia, ma celebrata nel Nord Europa) all’Iraq, al Ruanda e al Brasile. Ho preso il catalogo e sceglierò sicuramente qualche loro titolo per le mie prossime letture.

Mi sono poi dedicata ad altri due editori:

La Vita Felice, che ha catturato la mia attenzione per la precisa identità grafica dei volumi, caratterizzati da uno stile elegante e sobrio e dal formato tascabile. Il catalogo è articolato in numerose collane, che spaziano dalla poesia, alla narrativa italiana e straniera con testo a fronte, psicologia, saggistica e varia.

Le Edizioni Henry Beyle, invece, mi hanno colpito per la loro visione dei libri come oggetti d'arte, caratterizzati da tirature limitate, carte pregiate e tecniche di stampa artigianali. Le pagine sono intonse e il taglio dei singoli fogli è affidato al lettore: un’esperienza di lettura preziosa e insolita.

Dopo un breve volo fra gli altri editori, ho partecipato alla passeggiata letteraria organizzata da Paolo Ciampi “Sguardi e parole dalle panchine di Firenze”. Il mese scorso è uscito il suo libro: “La libertà delle panchine. Piccoli spazi per guardare il mondo e sognare” che, dopo “Il sogno delle mappe” e “La terapia del bar”, completa la trilogia dedicata ai luoghi dove ritrovarsi.


Le panchine sono entrate a far parte delle opere letterarie, dei film e dei quadri e, mai come oggi, rappresentano un manifesto culturale contro la frenesia e le città senz’anima. Le panchine, dice Ciampi, sono democrazia urbana, diritto alla sosta, all'ozio, allo sguardo lento. Osservare è un modo per educare lo sguardo e conoscersi e quindi sedersi su una panchina è un atto di meditazione. Le panchine sono anche un modo per intendere la città, vista non solo come un luogo in cui ci si sposta, ma anche un luogo in cui sostare.

Mentre camminavamo mi sentivo un po’una flâneuse e pensavo a Georges Perec che, nel suo libro “Specie di spazi”, scriveva: “Lo spazio è un dubbio: devo continuamente individuarlo, designarlo. Non è mai mio, mai mi viene dato, devo conquistarlo”.

Durante la nostra passeggiata siamo passati fra panchine di legno, di pietra, di ferro, panche di via fiorentine del Trecento, quando la città si mostrava come un’opera d’arte. Abbiamo letto brani di Simenon (da “Maigret e l’uomo della panchina”) e Perec (“Tentativo di esaurimento di un luogo parigino”) e ricordato la celebre frase “Posso sedermi?” pronunciata dal misterioso Woland nel romanzo “Il Maestro e Margherita” di Michail Bulgakov.

Palazzo Rucellai, con la panca di via



Chi di noi potrebbe concedersi il lusso che si concesse Perec nell’ottobre del 1974 quando scrisse “Tentativo di esaurimento di un luogo parigino”? Per tre giorni di seguito sedette ai tavolini dei caffè o sulle panchine in place Saint-Sulpice, a Parigi, osservando la piazza in momenti diversi della giornata e prendendo nota di quello che vedeva: non solo le persone, la vita che palpitava intorno a lui, ma anche i cambiamenti impercettibili del tempo, delle ombre, dei colori.

Facendo un parallelo, mi sono venute in mente le cinquanta tele delle Cattedrali di Rouen di Claude Monet, che ritraggono la Cattedrale che cambia al mutare della luce dell'ora, del tempo, della stagione, del meteo e il film sperimentale di Andy Warhol del 1964, “Empire”, un’unica inquadratura fissa dell'Empire State Building di New York, ripresa dal 41° piano del Time-Life Building. Otto ore e cinque minuti in bianco e nero per osservare il grattacielo dal tramonto fino a notte fonda. Warhol dichiarò che lo scopo era osservare il trascorrere del tempo.

E in tutto questo camminare, ascoltare e riflettere, ho pensato che dovremmo davvero concederci dei momenti di ozio vigile, in cui sembra che non accada nulla, e invece accade tutto. Ricordo una scritta che vidi anni fa su un muro, che non ho più dimenticato. Devo avere anche una foto da qualche parte, ma al momento non la trovo. Il pensatore scriveva questo, a grandi lettere: “Consapevolezza e meditazione: lusso sfrenato”. Forse è stata una delle poche volte in cui, quando ho visto che il muro era stato ridipinto, mi è dispiaciuto.

"Di tutto il nostro mondo assolato
desidero soltanto una panchina in un giardino
dove un gatto si scalda al sole…
Là vorrei sedermi
con una lettera nascosta in seno
una sola piccola lettera.
Così appare il mio sogno…"
Edith Södergran

Per chiudere, Ciampi ci ha lasciati con questa poesia di Neruda. Lungo l’Arno, qualora non trovaste panchine, potrete sempre sedervi sui muretti.

Il fiume, di Pablo Neruda

Io entrai a Firenze. Era
notte. Tremai ascoltando
quasi addormentato quel che il dolce fiume
mi narrava. Io non so
quel che dicono i quadri e i libri
(non tutti i quadri né tutti i libri,
solo alcuni),
ma so ciò che dicono
tutti i fiumi.
Hanno la mia stessa lingua.
Nelle terre selvagge
l’Orinoco mi parla
e capisco, capisco
storie che non posso ripetere.
Ci sono segreti miei
che il fiume si è portato,
e quel che mi chiese lo sto facendo
a poco a poco sulla terra.
Riconobbi nella voce dell’Arno allora,
vecchie parole che cercavano la mia bocca,
come colui che mai conobbe il miele
e sente che riconosce la sua delizia.
Così ascoltai le voci
del fiume di Firenze,
come se prima d’essere mi avessero detto
ciò che ora ascoltavo:
sogni e passi che mi univano
alla voce del fiume,
esseri in movimento,
colpi di luce nella storia,
terzine accese come lampade.
Il pane e il sangue cantavano
con la voce notturna dell’acqua.

lunedì 23 febbraio 2026

Il gioco della Capitale del libro, Pistoia

Questa settimana, in onore della Giornata Nazionale del Gatto (è stata il17 febbraio) giochiamo con i gatti e i libri (di narrativa, poesia e saggistica) che includono come protagonisti i felini. Avvolti nel mistero e celebrati nel passato come divinità, i gatti possono apparire diffidenti e schivi ma, se vogliamo dirlo con una citazione: "Da tempo si ipotizza che i gatti siano una cura miracolosa. In altre parole, talvolta possono rivelarsi più efficaci dei farmaci comuni" dal romanzo

Un gatto per i giorni difficili, di Ishida Syou (Rizzoli, 2024)

Questa è la sfida a trovare la frase più bella, dichiarando però il nome di chi l'ha scritta e la pubblicazione da cui è tratta: muovendo le vibrisse da amanti della lettura non sarà difficile trovare una descrizione persuasiva sui gatti, animali dal fascino potente. Tra i partecipanti al gioco sarà scelta la citazione più efficace per definire la... felinità. Verrà poi comunicato nella prossima newsletter il nome del vincitore o della vincitrice. Anche questa settimana il premio consiste nell'esclusiva borsa in tela della Capitale Italiana del Libro, realizzata dal Ministero della Cultura.

Avete tempo per rispondere fino alla mezzanotte di mercoledì 25 febbraio!

capitaledellibro2026@comune.pistoia.it

sabato 14 febbraio 2026

Il gioco della settimana della Biblioteca di Pistoia

Questa settimana giochiamo con i romanzi che raccontano le città. L’ambientazione in un romanzo è importantissima, giocando il ruolo – almeno in alcuni casi – di un vero e proprio “personaggio” che arriva a influenzare i comportamenti dei protagonisti: non è solo un luogo fisico, ma crea un’atmosfera coinvolgente, rendendo la storia più realistica.

La biblioteca di Pistoia Vi propone cinque città italiane, invitandovi a segnalare almeno due romanzi ambientati in ciascuna di tali città. 

Le città di questa settimana sono:

Venezia, Milano, Perugia, Lecce e… Pistoia!

Tra i partecipanti al gioco sarà estratto a sorte il nome del vincitore o della vincitrice, a cui sarà donato un nuovo esemplare della esclusiva borsa in tela della Capitale Italiana del Libro, realizzata dal Ministero della Cultura.

Avete tempo per rispondere fino alla mezzanotte di mercoledì 18 febbraio!

capitaledellibro2026@comune.pistoia.it


domenica 8 febbraio 2026

Taste 2026 alla Fortezza da Basso: "True Food" per chi si vuol bene e per i curiosi

 




La diciannovesima edizione di Taste, alla Fortezza da Basso, dedicata al “True Food” (Cibo Vero) si concluderà domani: lunedì sia i professionisti che il pubblico potranno accedere al salone enogastronomico dalle 9.30 alle 16.30.

Un invito a riscoprire l'autenticità e la qualità delle materie prime è la sfida accettata da oltre 750 aziende. Potete consultare l'elenco completo degli espositori e il programma dettagliato degli eventi sul sito ufficiale di Pitti Immagine Taste.

Coinvolgente è stata la Masterclass tenuta dalla Fondazione Evooschool dedicata all’olio: un percorso guidato di analisi sensoriale per imparare a riconoscere le caratteristiche di un olio di qualità, che non ha trascurato di fornire qualche accenno storico interessante.

L’importanza dell’olio di oliva presso i Fenici e i Greci era evidente, al punto che speciali navi, dette “navis onerarie”, erano costruite per il trasporto in anfore del prezioso prodotto. Le anfore olearie recavano sigilli per indicare provenienza e destinazione d’uso dell’olio, visto che anticamente veniva adoperato anche per altri scopi.

Già nel V secolo a.C. Erodoto racconta di oliveti a Cartagine che non producevano sufficiente olio da coprire il fabbisogno interno. L’importanza dell’olio di oliva in quella regione è confermata dall’agronomo Magone Cartaginese nel suo “L’agricoltura”, i cui studi furono in seguito ripresi da Columella, Plinio il Vecchio e Varrone.

I Romani classificavano l’olio di oliva in cinque qualità:

- Oleum ex albis ulivis era l’olio più pregiato, dal sapore intenso e ottenuto con olive verdi;

- Oleum viride strictivum: ottenuto da olive invaiate, era utilizzato per ungersi il corpo;

- Oleum maturum: ottenuto da olive nere;

- Oleum caducum: proveniente da olive cadute a terra;

- Oleum cibarium: ottenuto da olive bacate, molto sporche di terra, o tenute ammucchiate per molti giorni. Questo olio era destinato agli schiavi.

La qualità dell’olio, ha spiegato il docente delle Fondazione Evooschool, dopo averci guidato alla degustazione di tre tipi di olio, è dovuta alle tecniche colturali, alla maturazione, al metodo di raccolta, ai mezzi di trasporto utilizzati, ai modi e tempi di coltivazione delle olive, ai sistemi di estrazione, alla varietà e all’ambiente. Olfatto e gusto ci rivelano i pregi e i difetti di un olio, mentre il colore non è determinante per la valutazione. È stato interessante individuare i principali profumi dell’olio: erba tagliata, carciofo, pomodoro, mela, erbe aromatiche, mandorla, mallo di noce, peperone.



Purtroppo, per mancanza di tempo, non ho potuto visitare tutti i padiglioni. Fra il padiglione centrale al piano terra e il padiglione Cavaniglia, per me il top sono stati “Borboletta (www.borboletta.it) che propone torte e biscotti artigianali e biologici dolci e salati (con un packaging super accattivante e riciclabile), le composte e le marmellate di “Luvirie” di Riccione (www.luvirie.com) e i formaggi della tenuta Il Radichino di Ischia di Castro: la passione e l’estro dei fratelli Pira mi hanno colpito al cuore!

È sempre bello partecipare a Taste: è l’occasione per fermarsi e interrogarsi sulla qualità di ciò che mangiamo e per assaggiare dei sapori nuovi. Oggi, per esempio, per la prima volta ho assaggiato il pane con grano arso, un pane che riscopre e nobilita le antiche tradizioni contadine.

Non vi resta che approfittare di domani per fare un salto a Taste!

giovedì 5 febbraio 2026

Pietre miliari

I verdi cipressi custodivano la loro anima increspata dal vento, e le parole come falci tagliavano anime di fiori. 

Federico Garcia Lorca