Il 30 luglio alle 19:00 si terrà *Armonie del bosco*, un progetto a cura di Laetitia Fauconnier, con Cristina Rosi danza e Sara Galassini musiche
Ingresso gratuito

Prenotazione obbligatoria 0577 790800 - 3929369080 - turismo@radicondolinet.it
Questo blog parla di scrittura, di libri, di eventi e concorsi letterari, di mostre, di arte, di viaggi, di cibo, di piccoli gesti che possiamo fare tutti insieme per essere gentili con noi stessi, con gli altri, con il pianeta. Ma forse parlerà anche di cose che ancora non immagino e non penso di scrivere. Un blog a sorpresa! Rimanete in contatto! Potete seguirmi anche su blookintreccinellarete.blogspot.com, su X @pennaeblognotes e su Instagram daniela_darone

Per questo secondo giorno partiamo dalla
Chiesa dei Santi Cosma e Damiano che abbiamo notato ieri e che ci ha
incuriosito (Corso Mazzini): l'edificio ha uno stile architettonico moderno
particolare, frutto di una ricostruzione del XX secolo. La struttura
ottocentesca originaria, edificata nel 1847, fu completamente demolita nel 1957
per fare spazio alla struttura odierna, costruita nel 1959 su progetto
dell'architetto Augusto Rossini. La facciata è geometrica, con mattoni a vista.
L'interno è formato da un'unica grande sala divisa in tre navate da diverse
altezze dei soffitti. Nel presbiterio il grande affresco absidale in stile
modernista raffigurante il Cristo in trono tra due martiri, opera del
pittore Giulio Carminati, insieme alla Via Crucis realizzata da Enzo Parisi.
Piazza del Plebiscito: la piazza più
antica di Ancona, il salotto della città, chiamata comunemente Piazza del Papa
per la grande statua dedicata a Papa Clemente XII che domina lo spazio. Questa
statua rende omaggio al pontefice che nel Settecento concesse il porto franco
rilanciando l'economia locale. La piazza si sviluppa in una forma rettangolare
allungata su più livelli collegati da scalinate monumentali, in cima alle quali
sorge la Chiesa di San Domenico che custodisce le copie di capolavori assoluti
come la Crocifissione di Tiziano e l'Annunciazione del Guercino. Accanto si
trova il trecentesco Palazzo del Governo con la Torre Civica, sede della
Prefettura, mentre lo spazio è arricchito da due storiche fontane, ovvero
quella di Pio VII dell'Ottocento e la quattrocentesca Fontana dei Decapitati,
legata alla memoria di alcuni nobili ribelli. Oggi la piazza è pedonale, circondata
da bar e ristoranti all'aperto, punto di ritrovo preferito da abitanti e
turisti soprattutto per l'aperitivo e la vita serale. A questo proposito,
Ancona di sera è davvero una città vivace, piena di localini. Le strade del
centro sono molto frequentate e ho avvertito sempre un senso di sicurezza.
Chiaramente questo non vuol dire che possiate girare per la città lasciando la
testa sul comodino… l’attenzione e il buon senso servono sempre!
Pinacoteca civica di Ancona “Francesco
Podesti”: ha riaperto al pubblico il 6 dicembre 2025 con un percorso espositivo
completamente rinnovato, che include anche innovative opere tattili per
garantire la massima accessibilità. Inoltre, se avete soggiornato per almeno
una notte nelle strutture ricettive di Ancona, potrete usufruire del biglietto
di ingresso omaggio. Il museo è ospitato all'interno di Palazzo Bosdari,
storica dimora di una nobile famiglia di origine dalmata. L'edificio sorge
sulle antiche mura di cinta della città e ingloba una porzione di una torre
medievale. Le sale custodiscono capolavori provenienti da chiese e palazzi
nobiliari locali, testimonianza visiva della straordinaria ricchezza culturale
raggiunta nei secoli da Ancona, già fiera Repubblica Marinara. Al suo interno
si possono ammirare i lavori di maestri assoluti come Carlo Crivelli, Tiziano
Vecellio, Lorenzo Lotto, Sebastiano del Piombo, Andrea Lilli, il Guercino, il
Sassoferrato, Carlo Maratti e lo stesso Francesco Podesti, l'artista a cui è
intitolata la Pinacoteca. Collezione che si arricchisce anche con un importante
nucleo di opere del Novecento, con firme del calibro di Corrado Cagli, Enzo
Cucchi, Valeriano Trubbiani e i vincitori del prestigioso Premio Marche. Il
percorso di visita inizia proprio con una grande sala dedicata a Francesco
Podesti, il più importante pittore anconetano del XIX secolo, che contribuì in
prima persona alla nascita del museo donando alcune delle sue opere principali.
Tra queste spicca la splendida e monumentale tela "Il giuramento degli
anconetani". Il dipinto illustra un celebre episodio storico avvenuto
nel 1173: l'eroica resistenza della Repubblica di Ancona all'assedio congiunto
delle truppe di Cristiano di Magonza (luogotenente dell'Imperatore Federico
Barbarossa) via terra e della flotta veneziana via mare. Nonostante l'enorme
disparità delle forze in campo e la gravissima carestia, la città rifiutò la
resa fino alla liberazione finale, avvenuta grazie all'arrivo dei rinforzi
alleati da Ferrara e da Bertinoro.
Parco del Cardeto: è un’estensione di circa 35 ettari, dal Colle dei Cappuccini al Colle del Cardeto, ricca di testimonianze millenarie: dalla Rocca Papale di San Cataldo del 1355, alla chiesa di Santa Caterina del 1621, al Faro Fresnel del 1859, al Cimitero ebraico (che noi abbiamo trovato chiuso) e a quello degli Inglesi, alla Polveriera Castelfidardo del 1864. Sulla sommità del Colle Cardeto, per volere di Napoleone I, fu costruito un Forte: si possono ancora vedere le possenti mura e da qui ammirare un ampio panorama sulla città. Passeggiate senza fretta e godetevi le fioriture (se ci capitate in primavera) degli alberi di Giuda e delle orchidee selvatiche (ricordate che coglierle è proibito!).
Purtroppo la segnaletica
è carente: se non avessimo incontrato per caso una signora e suo figlio, coi
quali ci siamo messi a chiacchierare, ci saremmo sicuramente persi. Importante
notare che se volete arrivare al Passetto partendo dal parco del Cardeto, a un
certo punto dovrete uscire dal parco e percorrere un tratto esterno, lungo la
Via Panoramica. Vi consiglio senz’altro una sosta alla Grotta Azzurra, un
anfratto naturale molto suggestivo e scarsamente frequentato (almeno quando
siamo andati noi, ad aprile) sotto il Parco del Cardeto. Qui potrete ammirare con calma questo
tratto di costa selvaggia, i riflessi del sole sull’acqua cristallina e le
tradizionali grotte dei pescatori scavate nella falesia. È raggiungibile tramite
una scalinata che parte da Via Panoramica, a circa 500 metri
dal Monumento ai Caduti. Lungo Via Panoramica si trova un piccolo giardinetto alberato
con delle panchine e una scalinata che scende ripidamente per qualche minuto
fino a raggiungere la scogliera e le caratteristiche "grotte" con
porte colorate. Il ritorno (che ve lo dico a fare?) è in salita e richiede un minimo
di impegno. Niente che non si possa fare, comunque. Vorrà dire che vi
riposerete facendo qualche pausa: rinunciare a scendere sarebbe davvero un
peccato! Ricordate comunque che alla Grotta Azzurra non ci sono stabilimenti
balneari o servizi, quindi portatevi tutto ciò di cui avete bisogno se volete
fare una sosta in questo paradiso.
Monumento ai caduti: in Piazza IV
Novembre, nel quartiere del Passetto, è un’imponente opera in pietra d'Istria
progettata dall'architetto Guido Cirilli negli anni '30 per onorare i soldati
scomparsi nella Prima Guerra Mondiale. A struttura circolare, ha la forma di un
tempio classico con colonne doriche. A impreziosire il monumento vi sono
dettagliati simboli della vittoria e della memoria, accompagnati dai celebri
versi di Giacomo Leopardi: “Beatissimi voi, Ch'offriste il petto alle nemiche
lance Per amor di costei ch'al Sol vi diede”.
Grotte del Passetto: con una
passeggiata sul lungomare potete raggiungere la spiaggia del Passetto, con le
caratteristiche grotte colorate costruite dai pescatori già nel 1889. Nati come semplici depositi per le barche dei
pescatori, oggi formano un villaggio balneare cittadino colorato e originale.
L'anima del luogo sono i "grottaroli", i proprietari che si
tramandano questi spazi di generazione in generazione, trasformandoli in intime
case estive a un passo dall'acqua. A colpire lo sguardo sono i celebri portoni
in legno e metallo dalle tinte vivaci, insieme agli storici scivoli con argano
usati per issare i "battellini". Potete raggiungere questo luogo
dalla fine del Viale della Vittoria, presso il Monumento ai caduti in Piazza IV
Novembre, scendendo per la scalinata progettata da Guido Cirilli e realizzata
nel secondo dopoguerra. Per i pigri: non disperate! È stato realizzato un
ascensore apposito nelle vicinanze.
Direi che per oggi avete camminato
abbastanza. Non vi resta che trovare un posto per la cena. Dal monumento ai
caduti potete percorrere il bel Viale della Vittoria che vi riporterà verso
piazza Cavour e il centro storico.
Dove abbiamo cenato noi: Mario’s
little Italy Via Augusto Elia 19/21: un’hamburgeria che offre un’alta qualità di
materie prime italiane.
Inserisco qui anche l’itinerario del
nostro terzo giorno ad Ancona, che abbiamo dedicato principalmente alla visita
del Museo Omero.
Passeggiate per la deliziosa via della
Loggia, a pochi passi dal porto, dove si concentra gran parte del patrimonio
medievale e rinascimentale della città. Ammirate la Loggia dei mercanti, iniziata nel 1392 e ultimata nel
1443. Notate la meravigliosa facciata in stile gotico fiorito veneziano, con le
statue della Speranza, Fortezza, Temperanza e Carità. Proprio di
fronte a questo capolavoro sorge Palazzo Benincasa, un maestoso edificio del XV
secolo che appartenne a una potente famiglia di mercanti, caratterizzato da
un'imponente facciata in pietra.
Prendendo verso Piazza della Repubblica e poi via XXIX Settembre arriverete a Porta Pia, l'antico arco barocco d'ingresso alla città situato a pochi passi dalla Mole Vanvitelliana.
Mole Vanvitelliana, che ospita il museo
tattile Omero (entrata gratuita) e un Caffè letterario (The mole). Prima di entrare al museo, visitate la Corte, con al centro l’edicola in travertino
dedicata a san Rocco, santo protettore degli appestati, dove si celebravano le
funzioni religiose, e il marciaronda, la passeggiata lungo le mura. La Mole
ospita opere in permanenza all’esterno (“Cavallo” di Domenico Paladino,
“Sbarco” di Velasco Vitali).
Per scoprire tutto sulla Mole e sul perché non potete perdervi la visita del Museo Omero potete leggere qui il mio articolo pubblicato su L’Avanti!: https://avantionline.it/tag/museo-omero/
La curiosità: da Ancona potrete
ammirare sia l’alba che il tramonto sul mare. Se volete ammirare il tramonto,
un ottimo punto è il Duomo di San Ciriaco.
Non mi resta che augurarvi buoni passi e occhi attenti a carpire ogni meraviglia! 😀
![]() |
Nada e Ginevra Di Marco salgono sul palco
mano nella mano e aprono il concerto con Cinquecento catenelle d’oro, un
canto nuziale del XVI secolo capace di toccare corde profonde e suscitare
emozioni fortissime. Ad accompagnare le loro splendide voci, che armonizzano
alla perfezione, c'è solo la chitarra di Andrea Mucciarelli. La scena è
essenziale, priva di effetti speciali o scenografie ridondanti: l'attenzione è
tutta catalizzata dalle artiste, dalla loro mimica potente e da una vocalità
unica e graffiante.
Le due cantanti si alternano e si fondono sul palco in un unico cuore che unisce canti popolari, brani recenti e cavalli di battaglia storici, mantenuti intatti nella loro freschezza travolgente. Il repertorio di Nada spazia tra Bella più bella, vero inno alla libertà e al coraggio femminile, Un giorno da regalare, Venezia Istanbul, Senza un perché e la celeberrima Amore disperato. Quando intona Guardami negli occhi, il brano riemerge intatto dai cassetti della memoria: come una sorta di madeleine proustiana, il pubblico ricorda ogni parola. L'interpretazione mette in luce tutte le sue qualità vocali, contraddistinte da un timbro rock e ruvido, unite a un'esibizione viscerale e istintiva. Nada si offre senza barriere, donando sé stessa e mostrandosi come una donna che ha saputo farsi attraversare dalla vita, scavando nelle proprie emozioni senza filtri.
Il concerto si è
rivelato un’esplosione di energia e autenticità, capace di catturare gli
spettatori fin dal primo istante. Le due cantautrici toscane hanno dimostrato
una straordinaria capacità di entrare in sintonia con la platea, regalando
un'emotività e una vitalità contagiose. Il legame con il pubblico, a pochi
metri dal palco, è stato immediato, intimo e magnetico. Gli spettatori sono
stati travolti da un'altalena emotiva, sospesi tra malinconia struggente ed
esplosioni di gioia, immersi in un'atmosfera calda e vibrante. Una dimensione
costantemente in bilico tra l'entusiasmo di cantare i brani a squarciagola e un
silenzio quasi sacro, dettato dall'intensità dei momenti più intimi.
Ad assecondare ogni
sfumatura emotiva c'è stata una vera e propria famiglia artistica. L'intesa tra
la band e le interpreti è stata totale, quasi telepatica. Un quartetto di
musicisti formidabili ha gestito con maestria i continui cambi di dinamica:
Andrea Mucciarelli, Francesco Magnelli, Andrea Salvadori e Pino Gulli.
Circondata dal mare, confinante con le
belle colline plasmate da agricoltura e vigneti, Ancona vanta un ricco
patrimonio culturale e artistico, eppure secondo me resta una delle
città italiane più turisticamente sottovalutate. Spesso è considerata solo un
punto di passaggio per l'imbarco verso la Croazia o la Grecia, ma se le date la
possibilità di farsi scoprire, il capoluogo marchigiano vi sorprenderà. Noi le
abbiamo dedicato due giorni e mezzo, e questo è il racconto del nostro viaggio.
Abbiamo lasciato la macchina al
parcheggio sotterraneo Stamira in piazza Pertini, ideale per visitare il centro
città. Nella piazza potete notare una delle sculture di arte urbana installate
in vari punti della città: Mater Amabilis di Valeriano Trubbiani (vedete la
foto della cartina nell’articolo per rendervi conto di dove sono dislocate le
altre sculture).
La prima tappa è stata l’ufficio
informazioni turistiche, per ritirare le cartine e ricevere informazioni
(quanto mi piace andare a chiacchierare con gli impiegati dell’ufficio
informazioni! Li adoro! 😊).
UFFICIO INFORMAZIONI “L’edicola”,
PIAZZA ROMA cell. 339 292 2855 edicola.iat@comune.ancona.it
A pochi passi trovate la FONTANA DEL
CALAMO del XVI secolo, su disegno di Pellegrino Tibaldi (in Corso Mazzini). La
fontana è ritmata da tredici mascheroni di fauni e satiri da cui zampilla
l’acqua: sono tutti in bronzo eccetto quello centrale, in pietra, che è
sormontato dal bassorilievo del “Cavaliere all’assalto”, emblema della città di
Ancona.
Pranzo alla trattoria da Nordio (Via
San Martino, 25 A) dove abbiamo provato il loro baccalà
all'anconetana secondo
l'antica ricetta tradizionale, carciofi ed erbe strascinate. Tutto molto buono
e porzioni abbondanti.
CORSO GARIBALDI: durante la vostra
passeggiata alzate la testa ad ammirare le belle facciate dei palazzi (giusto
sopra il negozio di Zara, per esempio), gli scorci pittoreschi e convincetevi
che vale bene la pena di gingillarvi un po’. Avete notato per esempio il
leggiadro campanile a chiocciola in stile borrominiano della chiesa del Santissimo
Sacramento? Noi purtroppo l’abbiamo trovata sempre chiusa ogni volta che ci
siamo passati davanti. La chiesa, già del 1548, fu ingrandita e riconsacrata
nel 1776, con le modifiche che la portarono ad avere l’aspetto attuale su
disegno dell’architetto Francesco Ciaraffoni.
TEATRO DELLE MUSE, al termine di corso
Garibaldi. Di stile neoclassico, realizzato da Pietro Ghinelli, con l’elegante
facciata con decorazioni di Apollo e delle Muse. Era in ristrutturazione.
PIAZZA DELLA REPUBBLICA: Una delle
piazze storiche e centrali più importanti, situata proprio di fronte al porto
antico della città.
BANCHINA NAZARIO SAURO: Costeggia le acque del porto e funge da via d'accesso verso il celebre
Arco di Traiano.
Oltrepassato il Cantiere Navale, vi
troverete davanti all’Arco trionfale di Traiano, realizzato nel 115 d.C. da
Apollodoro di Damasco. In passato era ornato con statue e fregi. Il restauro negli
anni 2000 ne ha esaltato il profilo e valorizzato la posizione rispetto al
nucleo storico di Ancona e al Colle Guasco. A Traiano va il merito di aver
potenziato le strutture portuali di Ancona: in vista dell’espansione militare
in Dacia, volle sfruttare al meglio le potenzialità dell’approdo, già dotato di
strutture portuali di epoche antiche, come riporta l’iscrizione nella parte
superiore dell’arco “ha reso più sicuro ai naviganti l’accesso all’Italia con
la costruzione a sue spese di questo porto”. Dall’arco di Traiano si accede al
camminamento sospeso fra cielo e mare che corre lungo la cinta muraria
medioevale, che consente di raggiungere la sommità dell’Arco Clementino e il
perimetro che costeggia il cantiere navale. Ricerche confermano che già all’epoca
dell’imperatore Traiano quest’area ha ospitato opifici di produzione e
manutenzione delle imbarcazioni. Attraverso i secoli è stata mantenuta l’antica
vocazione, con specializzazioni produttive che riguardano la costruzione di
piccole, medie e grandi navi da crociera di lusso.
ARCO DI CLEMENTINO: progettato in
stile neoclassico da Luigi Vanvitelli in onore del Papa Clemente XII (la
statua del Papa, ora in piazza Plebiscito, doveva essere collocata sopra
l’attico). La facciata verso il mare è in pietra d’Istria, quella verso la
città è in laterizio.
PALAZZO DEGLI ANZIANI: le origini
risalgono al governo di Gallia Placidia, ma l’edificio attuale è del XII
secolo. La facciata sul fronte mare di questo grattacielo medioevale testimonia
il rapporto fra romanico e gotico che permea tutta la città.
CHIESA DI SAN FRANCESCO ALLE SCALE: nata
nel XIV secolo per volere dei frati francescani, vanta un magnifico portale
d’ingresso e una maestosa scalinata del XV secolo.
CHIESA DEI S.S. PELLEGRINO E TERESA:
eretta nel 1706 da padre Bartoli dell’ordine dei Carmelitani Scalzi. Purtroppo
era chiusa e non abbiamo potuto vedere l’interno. Significativa comunque la
cupola, elemento caratterizzante del panorama urbano.
CATTEDRALE DI SAN CIRIACO: sorge su un
colle, il promontorio Cumero (nome greco che significa “monte opposto al
mare”). La chiesa è edificata sui resti di un tempio antico distrutto da un
terremoto del 558 e il risultato è un incrocio fra romanico e bizantino. A
forma cruciforme e a pianta centrale, è sovrastata dalla cupola a dodici facce.
Splendido il portale. San Ciriaco, prima della conversione, era un ebreo di
nome Giuda, scriba a cui si rivolse Elena, la madre dell’Imperatore Costantino perché
le svelasse dove era custodita la croce di Cristo. Dietro molte insistenze
cedette e nel 326 venne ritrovata a Gerusalemme la Santa Croce. A seguito di
questi eventi, Giuda si convertì al cristianesimo, si fece battezzare col nome
di Ciriaco e in seguito venne proclamato vescovo. Per ciò che aveva fatto subì
un processo e il martirio.
Lungo la via del rientro vi ritroverete
a passare accanto al Palazzo del Senato e alla sua raccolta lapidaria
costituita da reperti dall’epoca tardo antica all’età moderna (fra i pezzi più
significativi spiccano due fregi alto medievali con motivi a pavoni e girali,
un frammento di bifora pertinente a Palazzo del Senato, e una lunetta di
archivolto scolpita con la testa di Cristo di una chiesa non identificabile del
porto antico).
CHIESA DEL GESU’: è stata oggetto di
importanti lavori di risanamento e di interventi di restauro commissionati e
finanziati dall’Arcidiocesi di Ancona-Osimo a partire dal 2017.È stata riaperta
al culto il 30 luglio 2021. Accoglie una interessante mostra permanente sulla
Bibbia, con antichi documenti originali ed è utilizzata anche per concerti,
presentazioni di libri e attività culturali. “La cultura è via dell’incontro,
del dialogo e della pace”, come è scritto all’ingresso della Chiesa (chiusa il
lunedì, aperta gli altri giorni dalle 16.00 alle 18.30).
Proseguite poi verso Palazzo Ferretti,
sede del museo archeologico. Sicuramente avrete già avuto modo, durante la
passeggiata, di notare le statue dorate che si trovano sul tetto di questo
palazzo: sono una copia del gruppo scultoreo dei Bronzi dorati da Cartoceto di
Pergola e sono stati posti sul tetto perché siano ben visibili passeggiando
lungo il Lungomare Vanvitelli.
PIAZZA CAVOUR: uno dei
punti di ritrovo più amati della città. Andateci di pomeriggio e la troverete
animata dai ritrovi dei ragazzi e dal passeggio pomeridiano dei residenti. I
palazzi ottocenteschi e i giardini si tingono di colori caldi prima del
tramonto, ideali per fare delle belle fotografie. Potete approfittare anche di
una lunga bancarella dei libri (libreria Sonnino), perfetta per chi ama curiosare
tra volumi usati, rarità e vecchie edizioni, oppure sostare sulle panchine
della piazza per un momento di riposo o approfittare dei locali sotto i portici
per uno stuzzichino o un aperitivo. Se non siete ancora stanchi proseguite verso
Largo XXIV Maggio e poi lungo il Viale della Vittoria o fate un salto alla
bella libreria Fogola in Corso Mazzini. Lì vicino c’è anche una deliziosa
cartoleria che vende piccole vedute di Ancona realizzate ad acquerello.
La nostra cena: alla Pizzeria Paola,
in Corso Mazzini, 160. Ho provato la pizza “Ancona” con mozzarella, alici e
paccasassi. Conosciuti come paccasassi o spaccasassi, i finocchietti marini
sono piante aromatiche spontanee che popolano le scogliere della Riviera del
Conero. Il loro nome curioso richiama le radici che si fanno strada nella
roccia a picco sul mare. Offrono un gusto originale, sospeso tra sentori di
limone, sedano e finocchio selvatico. Anticamente, i marinai anconetani li
consumavano durante i lunghi viaggi in mare come rimedio naturale contro lo
scorbuto, grazie alla loro ricchezza di vitamina C.
A presto con la seconda parte della visita di Ancona: c'è ancora moltissimo da scoprire! Clicca qui per la seconda parte:
https://pennaeblog-notes.blogspot.com/2026/07/itinerari-di-viaggio-ancona-una-citta_01408913830.html
Se ti è piaciuto questo post, sul mio profilo Instagram troverai altre foto di Ancona (daniela_darone)Dal 4 luglio al 23 agosto 2026, il Giardino Bardini ospita The Briar Rose (Rosa × centifolia), una suggestiva scultura in bronzo realizzata nel 2022 dall'artista francese Jean-Marie Appriou.
![]() |
Jean-Marie Appriou, The Briar Rose (Rosa × centifolia), 2022 Courtesy The Artist and MASSIMODECARLO © Jean-Marie Appriou, by SIAE. Photo Claire Dorn |