Tutto da cambiare, Tonino!

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Tonino è cresciuto ed è a spasso nella rete! Se vuoi puoi seguirlo su Blook Intrecci nella rete. Leggi tutto il libro gratis a puntate!

mercoledì 7 gennaio 2026

Pistoia Capitale Italiana del Libro 2026: la Biblioteca San Giorgio propone un concorso di scrittura (e chiunque può partecipare!)


Concorso "Il gioco dei titoli"

Per chi ama la scrittura, la Biblioteca San Giorgio propone una sfida di abilità narrativa. Il concorso prevede la stesura di un racconto breve che integri armoniosamente titoli celebri della letteratura italiana e internazionale. La sfida è quella di scrivere un racconto (massimo 10.000 battute, spazi inclusi) che contenga almeno 9 dei 10 titoli proposti dalla commissione. Tra i titoli selezionati figurano capolavori come "La casa in collina" di Cesare Pavese, "La peste" di Albert Camus, "La storia di Elsa Morante" e "La porta proibita" di Tiziano Terzani.

I testi devono essere inviati entro il 31 marzo 2026 tramite invio per e-mail a: capitaledellibro2026@comune.pistoia.it

Il primo classificato si aggiudica un buono acquisto in libri del valore di 100 euro. Sono previsti anche premi di consolazione (naturalmente in libri).

La cerimonia di premiazione si terrà il 23 aprile 2026, in occasione della Giornata Mondiale del Libro e del 19° compleanno della Biblioteca San Giorgio.


REGOLAMENTO

Scrivi su un file di testo (doc, odt o altro software equivalente) un racconto breve (fino ad un massimo di 10.000 caratteri, spazi compresi) in lingua italiana, che contenga all’interno del testo almeno 9 dei 10 titoli di libri che ti proponiamo.

I titoli devono essere inseriti nella narrazione in forma completa e integrale. Per una corretta resa grammaticale, l’articolo iniziale di uno o più titoli potrà essere riportato anche in forma di preposizione articolata.
La loro presenza dovrà essere evidenziata attraverso l’impiego degli evidenziatori colorati presenti nel programma.

I TITOLI DEL GIOCO
- Il piacere, di Gabriele d’Annunzio
- La casa in collina, di Cesare Pavese
- La peste, di Albert Camus
- La storia, di Elsa Morante
- Le due verità, di Agatha Christie
- La lunga strada di sabbia, di Pier Paolo Pasolini
- Forte come un leone, di Gianna Manzini
- La porta proibita, di Tiziano Terzani
- La noia, di Alberto Moravia
- Cenere, di Grazia Deledda

Una giuria procederà a selezionare i racconti vincitori, quelli che avranno integrato meglio i titoli all’interno del flusso narrativo, dando vita ad una storia coerente e coinvolgente.

Sono previsti i seguenti premi:
- per l’autore del racconto vincitore, un buono acquisto in libri di 100 € da spendere entro 3 mesi presso una delle librerie pistoiesi aderenti all’iniziativa.
- per gli autori dei racconti finalisti, un omaggio di 5 libri a sorpresa.


Info complete su: https://www.sangiorgio.comune.pistoia.it/la-lettura-ti-premia/

martedì 6 gennaio 2026

Itinerari di viaggio: Forlì (o Furlè, come è chiamata in dialetto romagnolo!)

 


Durante il viaggio mi chiedevo se le previsioni meteo che avevo controllato potessero essere attendibili. Nuvole basse e pesanti sembrava si posassero sulla nebbia che saliva dal basso, creando l’illusione di vedere in lontananza un’enorme distesa d’acqua, con una luce diffusa e irreale. Lungo strada, però, pian piano il cielo si è un po’ riaperto, riverberando bagliori d’un grigio azzurro sui grandi casali isolati al centro di grandi poderi e sugli alberi spogli, che ricordavano quelli dipinti da Pieter Bruegel il Vecchio.

Al nostro arrivo a Forlì abbiamo trovato di nuovo nebbia e freddo umido, ma niente pioggia. Ecco qui il nostro itinerario di visita (tenete conto che spesso, nelle città piccole, ci piace andare anche un po’ “a sentimento”, per cui, se non volete rischiare di passare più volte dalle stesse zone, verificate sulla cartina l’itinerario più logico da seguire):

I portici affrescati di Corso della Repubblica

Piazza Saffi: per riscaldarci un po’ ci siamo fermati subito da “Flora” dove, oltre a gustare un ottimo caffè, abbiamo potuto calarci nell’atmosfera di Forlì grazie al dialetto dalla cadenza gioviale dei giovani baristi.

Seconda tappa obbligata all’ufficio IAT (tel. 0543 712 362, orario 9-13 e 15-19 – iat@comune.forli.fc.it) per fornirci di cartine e domandare informazioni. Le ragazze sono state gentilissime, anche se le ho tempestate di domande!

Abbiamo quindi iniziato la nostra visita di Piazza Saffi, la piazza principale di Forlì dedicata al patriota del Risorgimento, che abbiamo trovata “vestita a festa” con i banchi del mercato, le casette di legno della fiera di Natale, la pista di pattinaggio sul ghiaccio e un enorme albero di Natale. Dai suoi lati porticati abbiamo ammirato il mix di stili che sfoggia questa piazza: la statua di Aurelio Saffi, l’Abbazia romanica di San Mercuriale, il palazzo Comunale con la Torre Civica dell’Orologio, il palazzo delle Poste, il Palazzo del Podestà e il Palazzo Albertini.

Un tempo qui scorreva un fiume, poi l’area diventò il foro romano e, nel corso dei secoli, si trasformò nel centro della città.

Abbazia di San Mercuriale

Abbazia di San Mercuriale: uno degli edifici più importanti di Forlì, capolavoro dell’architettura romanica. L’abbazia sorge sui resti di un antico luogo di culto paleocristiano. La chiesa attuale fu costruita nel XII secolo, dopo un devastante incendio che distrusse l’edificio originario. L’interno, a tre navate, con colonne e capitelli romanici, conserva importanti opere d’arte e monumenti funebri, fra cui il sarcofago di Barbara Manfredi, opera di Francesco di Simone Ferrucci. Alcuni affreschi sono rovinati, ma non tralasciate di cercare l’affresco policromo “Pietà”, protetto da una teca di vetro, e quello di san Mercuriale che combatte un drago, una scena leggendaria che ha reso celebre la sua figura. La leggenda di San Mercuriale, primo vescovo e patrono di Forlì, narra della lotta contro un terribile drago che nel IV secolo infestava le valli e le zone paludose tra Forlì e Forlimpopoli.


interno dell'Abbazia

Il campanile del XII secolo è alto 72 metri, uno dei più imponenti in Italia, ed è costituito da bifore e trifore che danno leggerezza alla struttura. Alla base del pinnacolo è incastonata una targa che riporta una terzina della Divina Commedia che ricorda il drammatico episodio del “sanguinoso mucchio” e il legame della città con la famiglia degli Ordelaffi: “la terra che fe’ già la lunga prova/e di Franceschi sanguinoso mucchio/sotto le branche verdi si ritrova” (Infermo, Canto XXVII, vv.43-45). Nel 1282 la piazza fu teatro di una grande battaglia: i ghibellini forlivesi di Guido da Montefeltro sconfissero le truppe francesi inviate dal papa, comandate da Giovanni d’Appia.

Chiostro e campanile

Palazzo Comunale, medievale, che abbiamo però potuto osservare solo dall’esterno, essendo chiuso. Sulla sommità della Torre Civica un tempo si trovava la garitta dei balestrieri e, nel sotterraneo, una temuta prigione. Consolidata nel 1821perchè danneggiata da un terremoto, fu poi minata dai tedeschi nel 1944 e crollò rovinosamente sul sottostante teatro settecentesco. Nel 1975 fu ricostruito l’alto fusto sul basamento originale.

Statua del forlivese Aurelio Saffi: grande politico e attivista del Risorgimento, rappresentato con un libro in mano, a simboleggiare la sua passione per la conoscenza e l’impegno per la libertà. Questa statua ha una storia molto interessante, che potete leggere qui: https://bbcc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=170082

Di fronte alla statua si trova lo storico Palazzo gotico del Podestà: per secoli è stato il centro della giustizia cittadina. Notate il balconcino: in quel punto esatto, nel 1426, c’era installata una gabbia in ferro usata per esporre i condannati e i loro cadaveri.

Al lato opposto della piazza si trova invece il Palazzo delle Poste, costruito negli anni Trenta, in stile razionalista.

Il palazzo delle Poste in stile razionalista

Murale di Millo (Via Maceri 7): Lo street artist Millo ha realizzato un murale sul tema dell’uguaglianza, che può essere raggiunta grazie alla cultura. Ci sono altri murales in giro per la città: occhi aperti se vi interessa il genere! In Via dei Filergiti trovate l’opera di Sema Leo dedicato a Aurelio Saffi e a sua moglie Giorgina, che fu Presidente della Società di Mutuo Soccorso Femminile, creando un giardino d’infanzia innovativo. In Vicolo San Domenico invece il murale di Eron: nel suo murale, fra i panni stesi ad asciugare, si intravede una divisa da deportato (questo punto della città, in passato, segnava l’ingresso del quartiere ebraico).

Glicine Manoni (Via delle Torri): questo glicine è stato riconosciuto patrimonio storico della Città. Piantato nel 1915 da Stefano Manoni, si è miracolosamente salvato dal bombardamento del 25 agosto 1944.

Interno del Duomo

Duomo (Cattedrale della Santa Croce, piazza Ordelaffi): purtroppo la facciata era in ristrutturazione e quindi non abbiamo potuto vederla. Le sue origini risalgono al X secolo e deve il suo nome alla presenza di una reliquia della croce di Gesù, custodita al suo interno. La curiosità dell’altare: originariamente era destinato alla basilica di San Paolo fuori le Mura, a Roma. 

Interno del Duomo

Non mancate di visitare la Cappella dedicata alla Madonna del Fuoco, la Santa Patrona della città (per maggiori informazioni, vedete più avanti “Chiesa della Madonna del Fuoco”). 

Madonna della Ferita

Altra opera importante è l’affresco staccato della Madonna della Ferita del XV secolo. Originariamente era sul muro esterno della Canonica, in un vicolo che conduceva alla piazza Maggiore. Quest’immagine era oggetto di notevole venerazione. Il nome dell’icona ricorda un episodio avvenuto nel 1490 nel quale un uomo, per la rabbia di aver perduto al gioco, sfregiò l’immagine della Madonna con una spada. Il gesto fece sgorgare del sangue dall’immagine. La “ferita” in seguito si rimarginò, ma restò visibile una cicatrice (che si può osservare ancora oggi). Questo evento accrebbe la devozione popolare e Caterina Sforza commissionò l’edificazione di una cappella che ospitasse l’opera.

Pranzo: siamo stati da I Tea Poke in corso della Repubblica, 159: buone le classiche bowl con ingredienti freschi e una varietà enorme di proposte di condimenti, salse e topping (alcuni mai provati). Ho apprezzato anche un ottimo macha milk tea servito in un bicchiere di vetro: brave ed ecologiche le ragazze che gestiscono il locale.


Piazzale della Vittoria

Miglio bianco: dal Monumento ai caduti in piazzale della Vittoria e all’ex collegio aeronautico, oggi sede del liceo classico della città, abbiamo percorso tutto il Viale della Libertà, uno scenografico percorso monumentale del primo Novecento, caratterizzato cromaticamente dai vari toni del bianco, che ci ha portati fino alla stazione ferroviaria, realizzata in stile eclettico. 

La stazione ferroviaria in stile eclettico

Questa passeggiata permette di notare il percorso evolutivo stilistico di diverse architetture, frutto del confronto di ingegneri e architetti forlivesi e romani: Arnaldo Fuzzi, Gino Cervesi, Cesare Bazzani e Cesare Valle.

Ex collegio aeronautico

Chiesa della Madonna del Fuoco (Chiesa del Miracolo): purtroppo l’abbiamo trovata chiusa. Questa era la casa adibita a scuola dal maestro Lombardino da Ripapetrosa, distrutta da un incendio la notte del 4 febbraio 1428. Nonostante tutto, però, l’immagine della Vergine col Bambino rimase intatta e venne portata nella Cattedrale. L’architetto Luigi Mirri fu incaricato di realizzare questa chiesetta.

Chiesa del Miracolo

Palazzo Romagnoli: arriviamo a una chicca speciale che mi ha affascinato moltissimo. Questo palazzo storico, della famiglia Romagnoli, è sede di un museo che ospita parte delle Collezioni d'arte del Novecento del Comune di Forlì.

Interno di Palazzo Romagnoli

I soffitti del piano terra e quelli del piano nobile, al quale si accede dallo scalone monumentale, sono decorati secondo uno stile 'di transizione' tra il barocco ed il neoclassico. Da qualche tempo, però, dato che il Palazzo del Merenda, sede storica della biblioteca Aurelio Saffi in corso della Repubblica, è in ristrutturazione, una parte considerevole della biblioteca è stata spostata a Palazzo Romagnoli, creando un affascinante connubio fra arte e letteratura, con un nuovo progetto di allestimento chiamato “Un Museo in Biblioteca”. 

Soffitto di Palazzo Romagnoli

Le sale della biblioteca ospitano opere pittoriche e scultoree di grandi artisti, appartenenti alla Collezione la Grande Romagna, che possono essere ammirate gratuitamente da tutti i fruitori della biblioteca.

"Il campanile di San Mercuriale", di Licinio Barzanti

Visibile anche parte del Fondo Piancastelli, l'inestimabile raccolta del collezionista e bibliofilo Carlo Piancastelli (1867-1938) che, nel corso della sua vita, ha collezionato diversi oggetti legati alla Romagna: libri, incisioni, carte topografiche, quadri, monetiere, arredi e molto altro. Grande appassionato di libri, Piancastelli riuscì ad acquistare tutte le prime edizioni assolute stampate in ogni città e paese della Romagna. Ho avuto l’enorme piacere di fare una chiacchierata con un gentilissimo bibliotecario che, con grande entusiasmo, mi ha parlato del progetto “Un Museo in Biblioteca” e mi ha fatto notare i particolari di alcune sale.

"Siamo in quattro (beato chi li trova)", di Giacomo Balla

Interessante e fornitissima la parte della biblioteca dedicata alla musica, con libri, vinili e un giradischi per ascoltare i dischi (con le cuffie!).


Corso della Repubblica e Teatro Diego Fabbri: il teatro è stato inaugurato nel 2000 con un’esibizione dell’Orchestra Filarmonica della Scala di Milano, diretta dal Maestro Riccardo Muti. Fino ad allora, alla città era mancato un teatro all’italiana, a causa della distruzione del Teatro Comunale nel 1944, durante il bombardamento di cui ho scritto prima.


Per chiudere questa giornata abbiamo deciso di andare a vedere la mostra dedicata all’opera di Letizia Battaglia ai Musei di San Domenico, in piazza Guido da Montefeltro. La mostra ripercorre l’intero percorso creativo della fotografa attraverso più di duecento fotografie, libri, giornali e riviste. La mostra parte dalle prime foto scattate a Milano, dove la Battaglia collabora con diverse riviste, realizzando servizi sul cambiamento dei costumi, si snoda poi negli anni più “caldi” dei suoi lavori a Palermo, sui tragici fatti di mafia che insanguinano la città, ma anche sulla bellezza, le tradizioni, le feste religiose, le miserie della sua Terra. Insignita nel 1985 del prestigioso W. Eugene Smith Grant per la fotografia sociale, espande le sue esperienze anche al di fuori dell’Italia, sempre per ritrarre la vita delle persone comuni, la quotidianità. Amava dire: “La fotografia diventa, anzi è, vita raccontata: io mi infilo dentro una fotografia che è il mondo, cioè io divento il mondo e il mondo diventa me”.

Dopo aver visitato la mostra fotografica siamo tornati al piano terra del museo, per ammirare la sezione dedicata ai Grandi Donatori, una testimonianza concreta dell’amore che alcuni illustri forlivesi hanno manifestato per la loro città attraverso i lasciti delle loro collezioni. In questa sezione si trovano sette sculture di Wildt, donate dal marchese Raniero Paulucci di Calboli, le pitture e acqueforti di Morandi, donate da Arturo e Ada Righini e una preziosa raccolta di dipinti appartenuta all’ingegnere Giuseppe Pedriali, con opere di artisti europei che spaziano dal ‘600 al ‘900: meraviglioso il quadro di Fattori “Buoi al carro”, il preferito di Pedriali, che aveva appeso dietro la sua scrivania, sul muro del suo studio.

Oltre a queste è presente anche la Collezione Verzocchi, donata al Comune di Forlì il primo maggio 1961, nata dalla passione per l’arte dell’imprenditore forlivese del mattone refrattario: la collezione raccoglie una settantina di quadri di importanti artisti italiani uniti dallo stesso tema: il lavoro. Nel dopoguerra Verzocchi commissionò ai più celebri artisti, di generazioni diverse e di diverse tendenze artistiche, dipinti dedicati a celebrare il valore del lavoro.

Purtroppo abbiamo dovuto lasciare il museo senza averlo potuto vedere tutto, ma ci sarà senz’altro un’altra occasione per tornare e completare la visita.

Portici di Forlì

Dopo una giornata così intensa ci meritavamo una buona cena e avevamo voglia di assaggiare la cucina romagnola. Fra le tante proposte, abbiamo deciso di prenotare all’Osteria Nascosta (Via E. de Amicis, 1 Forlì tel. 347 404 8746 osterianascosta.it). Il posto non è grande e l’atmosfera spartana: pochi fronzoli,  tavoli in legno con carta gialla (il locale era un ex laboratorio di macelleria). Si è rivelata un’ottima scelta. Abbiamo preso tagliatelle al ragù di mora romagnola, coniglio arrosto alle olive e finocchietto con contorno di finocchi in gratin, tortina di mele con cannella e crema. Tutto molto buono. Ampia carta dei vini, prevalentemente romagnoli. Conto adeguato. Personale gentile e simpatico. Lavorano con prodotti freschi, stagionali e nella maggior parte dei casi a km 0. Bravi.

Per la seconda giornata, ci vediamo al prossimo post. Devo ancora parlarvi della Rocca dell’astuta Caterina Sforza, di Terra del Sole e dell’Eremo di Montepaolo. Al prossimo post!





domenica 28 dicembre 2025

 

Parigi28 settembre 1934 – Saint-Tropez, 28 dicembre 2025

È soprattutto la sua franchezza che turba tutti e conquista pochi… Uno sguardo sincero è un fuoco che rischia di propagarsi e di ridurre in cenere tutti i volgari travestimenti che soffocano l’immagine della realtà.

Dal saggio "Brigitte Bardot", di Simone de Beauvoir

giovedì 25 dicembre 2025

Buon Natale!

Foto di Ben Wicks su Unsplash

Carissimi, buon Natale! Quest'anno vi faccio i miei auguri con una splendida poesia di Emily Dickinson. Non è certo una tipica poesia natalizia, ma trasmette una serenità infinita. Questo vi auguro: un Natale sereno, semplice e vero.


Dovunque sarete oggi, portate la vostra scintilla: è il regalo più grande che possiate fare agli altri. La meraviglia dell'essere umano è che spesso riesce a custodire nel cuore quella fiammella che rappresenta la vera essenza di se stesso, e riesce negli anni a far sì che quella fiammella lo porti a progredire, a imparare, a trasformarsi continuamente, rimanendo comunque fedele a se stesso. Questa fiammella è un dono, che tramuta la persona che la porta in un regalo per gli altri, per chi sarà capace di addentrarsi nella sua conoscenza e per chi a quel calore potrà riscaldarsi, esserne acceso e a sua volta accendere gli altri.


Quanto è felice la piccola pietra
che rotola sulla strada tutta sola
e non si preoccupa della carriera
e non teme le esigenze -
il cui cappotto di bruno elementare
indossa un universo passeggero,
e indipendente come il Sole
si accompagna o brilla sola,
seguendo una volontà assoluta
con spontanea semplicità.

"Quanto è felice la piccola pietra”, di Emily Dickinson


How happy is the little Stone
That rambles in the Road alone,
And doesn’t care about Careers
And Exigencies never fears —
Whose Coat of elemental Brown
A passing Universe put on,
And independent as the Sun
Associates or glows alone,
Fulfilling absolute Decree
In casual simplicity.

mercoledì 24 dicembre 2025

Calendario letterario dell'Avvento 24 dicembre 2025

   
Foto di George Bakos su Unsplash


Due giorni fa è morto Chris Rea. Ogni volta che muore un artista, sento il bisogno di onorarne la memoria riascoltando o riguardando le opere che ci ha lasciato. Lunedì sera, quindi, la mia casa è stata inondata dalla sua musica e, riascoltando quelle canzoni, mi è venuta una vera e propria botta di nostalgia. Così, ho deciso di dedicare il post del calendario letterario dell’Avvento a “Driving home for Christmas” e alla storia della sua “nascita”.

Dovete immaginarvi Chris, un ragazzo inglese di 27 anni, in un freddo dicembre londinese del 1978. Sei mesi prima è uscito il suo primo album "Whatever Happened to Benny Santini?", nel quale aveva sicuramente riversato i suoi sogni, ma che si è rivelato un fallimento. Al momento ha: una moglie, un saldo in banca di 220 sterline, un contratto discografico scaduto, un manager che lo vuole mollare, una patente di guida sospesa per stato di ebbrezza e l’esigenza di tornare a casa, a Middlesbrough. Da Londra deve percorrere 400 chilometri e non può permettersi di pagare il biglietto del treno. Quella santa donna di sua moglie sale in macchina e decide di andare a prenderlo. Andata e ritorno nello stesso giorno, 800 chilometri. Ma non basta, perché comincia a nevicare e tutto il viaggio si trasforma in un’impresa estenuante. La coppia si ritrova bloccata nel traffico. Sembra un po’ l’atmosfera di “un giorno di ordinaria follia” e invece Chris cosa fa? Inizia a canticchiare, prende un fogliaccio a caso e una penna e butta giù qualche frase, descrivendo il momento.

Alle tre di notte la coppia arriva finalmente a casa e cosa trova? Una lettera di un’organizzazione statunitense per i diritti degli artisti che gli annuncia che il suo singolo "Fool (If You Think It’s Over)"è entrato nelle classifiche americane. In allegato un assegno di 15.000 sterline.

Chris ripone il testo scritto in macchina in una scatola di latta dove tiene le sue idee per future canzoni e non ci pensa più fino al 1986. In quell’anno, mentre improvvisa qualche nota su una tastiera, viene fuori una melodia e gli torna in mente quel testo di otto anni prima. Chris però è un musicista rock e non sa se sia il caso di far uscire una canzone natalizia, così lontana dal suo genere. Comunque sia, la canzone alla fine verrà pubblicata sul lato B del singolo "Hello Friend" e, grazie ai DJ, verrà trasmessa alla radio, diventando nel tempo una fra le canzoni natalizie più amate in Inghilterra.

A me tutta questa storia piace da morire, per la capacità che ha avuto quel ragazzo di non lasciarsi abbattere in un momento davvero difficile della sua vita. Chiunque, trovandosi nella sua situazione e, per di più, imbottigliato nel traffico durante un lungo viaggio verso casa, avrebbe sclerato, no? Invece lui ha preso un foglio, una penna e si è messo a cantare. Chapeau, Chris!


Sto guidando verso casa per Natale.
Oh, non vedo l'ora di vedere quelle facce!
Sto guidando verso casa per Natale, sì, 
beh, sto procedendo lungo quella strada.

Ed è passato così tanto tempo!
Ma ci sarò e canto questa canzone
per passare il tempo,
guido la mia macchina,
guido verso casa per Natale.

Ci vorrà del tempo, ma ci arriverò!

Sono imbottigliato nel traffico,
ho semafori rossi tutto intorno,
ma presto ci sarà un'autostrada, sì!
Metto i piedi su un terreno sacro.

Quindi canto per te,
anche se non puoi sentirmi.
Quando passo e ti sento vicino a me,
guido la mia macchina, guido verso
casa per Natale, con mille ricordi.

Lancio un'occhiata all'autista accanto a me:
é sempre lo stesso!

Imbottigliato nel traffico, 
con semafori rossi tutto intorno,
ma sto guidando verso casa per Natale, 
sto per mettere i piedi su un terreno sacro.

Quindi, canto per te anche se non puoi sentirmi
quando passo. Oh, e ti sento vicino a me mentre
guido la mia macchina verso casa per Natale, con mille ricordi.

https://www.youtube.com/watch?v=DDt3u2Ev1cI

I'm driving home for Christmas
Oh, I can't wait to see those faces
I'm driving home for Christmas, yeah
Well, I'm moving down that line

And it's been so long
But I will be there
I sing this song
To pass the time away

Driving in my car
Driving home for Christmas
It's gonna take some time but I'll get there
Top to toe in tailbacks
Oh, I got red lights all around
But soon there'll be a freeway, yeah
Get my feet on holy ground

So I sing for you
Though you can't hear me
When I get through
And feel you near me

Top to toe in tailbacks
Oh, I got red lights all around
I'm driving home for Christmas, yeah
Get my feet on holy ground

So I sing for you
Though you can't hear me
When I get through
Oh, and feel you near me

Driving in my car
Driving home for Christmas
Driving home for Christmas
With a thousand memories
I take look at the driver next to me
He's just the same
He's driving home, driving home
Driving home for Christmas
Driving home for Christmas

"Driving Home for Christmas", di Chris Rea (Middlesbrough, 4 marzo 1951 – Berkshire, 22 dicembre 2025)

martedì 23 dicembre 2025

Calendario letterario dell'Avvento 23 dicembre 2025



Particolare di "Adorazione dei pastori", di Correggio - 1529

Maria, sapevi che il Tuo bambino avrebbe un giorno camminato sulle acque, salvato i nostri figli e le nostre figlie? Sapevi che il Tuo bambino è venuto per farti nuova e che il bambino che hai partorito Ti avrebbe presto salvata?

Maria, sapevi che il Tuo bambino avrebbe dato la vista ai ciechi e avrebbe sedato una tempesta con la Sua mano? Sapevi che il Tuo bambino ha camminato dove camminarono gli angeli e che quando baci il Tuo bambino hai baciato il volto di Dio?

Chi è cieco vedrà, chi è sordo sentirà, chi è morto rivivrà, chi è storpio salterà, chi è muto dirà le lodi dell'Agnello. 

Maria, sapevi che il Tuo bambino è Dio di tutta la creazione e che avrebbe un giorno governato le nazioni? Sapevi che il Tuo bambino era il perfetto Amore del Paradiso e che il bambino che tieni in braccio mentre dorme è il grande “Io Sono”?

Traduzione di "Mary, did you Know", musica e testo dei Pentatonix 

https://www.youtube.com/watch?v=ifCWN5pJGIE


Mary did you know that your baby boy would one day walk on water? Mary did you know that your baby boy would save our sons and daughters? Did you know that your baby boy has come to make you new and the child that you deliver would soon deliver you?
Mary did you know that your baby boy would give sight to the blind men? Mary did you know that your baby boy would calm a storm with his hand? Did you know that your baby boy has walked where angels trod and when you kiss your little baby you have kissed the face of God, oh, Mary did you know?

The blind will see, the deaf will hear, the dead will live again, the lame will leap, the dumb will speak, the praises of the Lamb. Mary did you know that your baby boy is God of all creation? Mary did you know that your baby boy would one day rule the nations? Did you know that your baby boy was Heaven's perfect Love and the sleeping child you're holding is the great “I am”.

Oh, Mary did you know? Oh, Mary did you know? 


lunedì 22 dicembre 2025

Calendario letterario dell'Avvento 22 dicembre 2025

 

Adorazione del Bambino, di Gherardo delle Notti, 1620

- Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!
Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei.
Presso quell'osteria potremo riposare,
ché troppo stanco sono e troppo stanca sei.

Il campanile scocca
lentamente le sei.

- Avete un po' di posto, o voi del Caval Grigio?
Un po' di posto per me e per Giuseppe?
- Signori, ce ne duole: è notte di prodigio;
son troppi i forestieri; le stanze ho piene zeppe

Il campanile scocca
lentamente le sette.

- Oste del Moro, avete un rifugio per noi?
Mia moglie più non regge ed io son così rotto!
- Tutto l'albergo ho pieno, soppalchi e ballatoi:
Tentate al Cervo Bianco, quell'osteria più sotto.

Il campanile scocca
lentamente le otto.

- O voi del Cervo Bianco, un sottoscala almeno
avete per dormire? Non ci mandate altrove!
- S'attende la cometa. Tutto l'albergo ho pieno
d'astronomi e di dotti, qui giunti d'ogni dove.

Il campanile scocca
lentamente le nove.

- Ostessa dei Tre Merli, pietà d'una sorella!
Pensate in quale stato e quanta strada feci!
- Ma fin sui tetti ho gente: attendono la stella.
Son negromanti, magi persiani, egizi, greci...

Il campanile scocca
lentamente le dieci.

- Oste di Cesarea... - Un vecchio falegname?
Albergarlo? Sua moglie? Albergarli per niente?
L'albergo è tutto pieno di cavalieri e dame
non amo la miscela dell'alta e bassa gente.

Il campanile scocca
le undici lentamente.

La neve! - ecco una stalla! - Avrà posto per due?
- Che freddo! - Siamo a sosta - Ma quanta neve, quanta!
Un po' ci scalderanno quell'asino e quel bue...
Maria già trascolora, divinamente affranta...

Il campanile scocca
La Mezzanotte Santa.

È nato!
Alleluja! Alleluja!

È nato il Sovrano Bambino.
La notte, che già fu sì buia,
risplende d'un astro divino.
Orsù, cornamuse, più gaje
suonate; squillate, campane!
Venite, pastori e massaie,
o genti vicine e lontane!

Non sete, non molli tappeti,
ma, come nei libri hanno detto
da quattro mill'anni i Profeti,
un poco di paglia ha per letto.
Per quattro mill'anni s'attese
quest'ora su tutte le ore.
È nato! È nato il Signore!
È nato nel nostro paese!
Risplende d'un astro divino
La notte che già fu sì buia.
È nato il Sovrano Bambino.

È nato!
Alleluja! Alleluja!

La notte Santa, di Guido Gozzano

Un'altra volta grazie a Marilena per il suggerimento 😘