Tutto da cambiare, Tonino!

Tutto da cambiare, Tonino!
Tonino è cresciuto ed è a spasso nella rete! Se vuoi puoi seguirlo su Blook Intrecci nella rete. Leggi tutto il libro gratis a puntate!

martedì 27 dicembre 2022

Un salto in cucina: crema di fagioli cannellini e aringa marinata

Ricette, libri, scrittura si possono mettere nello stesso blog? Io dico di sì. Le ricette raccontano sempre delle storie, sia che si tratti di piatti nuovi mai sperimentati, sia che si tratti delle vecchie ricette di famiglia che si tramandano fra generazioni. 

Questo Natale abbiamo fatto una bella tavolata e ognuno di noi ha portato qualcosa. Io sono stata incaricata di preparare gli antipasti. Oltre agli immancabili crostini toscani di fegatini, ho voluto creare qualcosa di nuovo, ed ecco qui la mia ricettina di Natale. Vi va di sperimentarla, magari per il cenone di fine anno?


Crostini con crema di fagioli cannellini e aringa marinata

Ingredienti

Fagioli cannellini già lessati circa 230 grammi 

1 spicchio di aglio

olio di oliva

sale 

brodo vegetale

1 rametto di rosmarino

3 o 4 foglie di salvia

aringa affumicata

1 carota

1 cipolla

1 gambo di sedano

Preparazione

Fate un battuto di aglio, rosmarino e salvia. Mettete il trito in padella con 1 cucchiaio di olio di oliva e dopo pochissimo aggiungete i fagioli cannellini già lessati (ricordate di sciacquarli prima!). 

Salate lievemente e lasciate cuocere i fagioli una decina di minuti, aggiungendo del brodo vegetale (io ho usato il brodo granulare) e un pochino di concentrato di pomodoro.

Trasferite poi il tutto in un contenitore alto e stretto e frullate con un frullatore a immersione. Aggiungete il brodo vegetale se la crema dovesse risultare troppo densa. Quando avrete raggiunto la giusta consistenza, aggiungete un po' di olio nuovo e mescolate.   

La crema di fagioli cannellini è pronta per essere spalmata sul pane: avrete così dei crostini deliziosi! 

L'idea in più: potete aggiungere sui crostini di cannellini un pezzettino di filetto di aringa affumicata marinata con delle verdure tritate (carote, cipolle, sedano). Ho usato i filetti di aringa sotto vuoto, senza lische e senza pelle. Ho preso un barattolo di vetro con tappo (riciclando un barattolo di marmellata: il vetro è il materiale più sano ed ecologico e può essere riciclato all'infinito) e ho fatto degli strati di trito di verdure e pezzetti di aringa, ricoprendo poi tutto con olio di oliva. Tappate e mettete in frigo. Ricordate di preparare le aringhe marinate il giorno prima, per farle insaporire. 

Provate questi crostini facili e veloci e fatemi sapere se vi sono piaciuti! 

domenica 25 dicembre 2022

Per augurarvi buon Natale ho scelto una poesia di Elli Michler

 Ti auguro tempo di Elli Michler

Non ti auguro un dono qualsiasi,
ti auguro soltanto quello che i più non hanno.

Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;
Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare,
non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre,
ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perché te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti e non soltanto per guardarlo sull’orologio.
Ti auguro tempo per guardare le stelle
e tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.
Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.


The singing butler, di Jack Vettriano

Un grammo di tempo è un grammo d'oro: custoditelo gelosamente, apprezzatene la natura fugace. L'oro posto nel luogo sbagliato si trova facilmente, il tempo speso nel modo sbagliato è perso per sempre. 

Loy Ching-Yuen


giovedì 22 dicembre 2022

24 Dicembre, Calendario letterario dell'Avvento: "L'ospite della vigilia", di Erri De Luca


"Se in quella notte di Natale veniva a terra questa nebbia, perdeva la strada pure la stella cometa. Ma ci sono notti prescritte e devono capitare proprio a quel modo, limpide e pizzicate dal ghiaccio di una stella. 

Bofonchiavo così mentre mi apparecchiavo il posto a tavola. 


Fuori s'era zittito il mondo. Non veniva nessun suono di motore dalla statale. Ho messo le castagne sulla brace, ho tagliato una cipolla grossa in cima al ciuffo, l'ho svuotata e all'interno ci ho messo un uovo, l'ultimo. Ho coperto il pezzo tagliato e l'ho messa nel camino, circondata dalla brace. Ne esce una specialità. Era Natale anche per me."

L'ospite della vigilia, di Erri De Luca

Dipinto di Livio Rosignano

23 Dicembre - Calendario letterario dell'Avvento - Fiaba per il Natale, di Louise Andreas von Salomé

 

E voi? Avete mai visto Babbo Natale?

"Con le mie brave candele in tasca stavo uscendo dalla città e cominciavo a risalirmene verso casa, perché volevo tornare costeggiando i boschi della collina. Dopo alcune limpide giornate di sole, subito dopo mezzogiorno il cielo si era fatto nuvoloso, e tirava vento, accompagnato da qualche spruzzatina di fine pioggerella. Non mi stupii per nulla, quindi, al vedere un uomo con il cappuccio calato fin quasi sugli occhi. Era un vecchio di alta statura, con una folta chioma bianca e candide sopracciglia cespugliose; in mano teneva un bastone nodoso e sulle spalle una sacca verde poggiata sul mantello grigio a pieghe, dalle tasche rigonfie e ben vistose.

Mi meravigliai invece perché l’uomo con il cappuccio pareva seduto, a poca distanza da me, su una panca, proprio in un posto dove non riuscivo a ricordare di averne mai veduta una. Continuando a procedere non tardai a rendermi conto, con stupore inorridito, che di panche non v’era neanche l’ombra. Che quell’uomo, con tutto il suo pesante bagaglio, sedesse per aria?! Eppure sedeva in modo così stabile, e si appoggiava così comodamente (doveva addirittura essere una panca dotata di spalliera e per giunta imbottita), proprio come uno che si stesse riposando perfettamente a suo agio.

Tentai di sgattaiolare via passandogli dinanzi il più in fretta possibile, perché, francamente, mi mancava il respiro dal turbamento e dal raccapriccio. Ma poi pensai che la cosa peggiore è lasciarci alle spalle ciò che ci turba e preferii perciò voltarmi ancora una volta verso di lui. Dato però che ora dovevo per forza rendergli qualche spiegazione sul mio comportamento, profferii con voce tremante: “Scusi tanto, ma … lì dove Lei siede non vedo nessuna panca!”

Lui rise un poco, non tanto forte, solo tra sé e sé, ma abbastanza da scuotere le spalle. “È vero, non c’è – rispose affabilmente – o perlomeno non Le consiglierei di sedercisi, cara signora. Ma non crede che un povero Babbo Natale con tutte le sue letterine di desideri finirebbe stremato se non avesse neppure il potere di esaudire per se stesso un desiderio così piccino, come quello di procurarsi una panca quando è stanco? Sono preposto a questo incarico soltanto perché so come si fa… perché, come si dice, sono del mestiere.”

🎄🎅🎄🎅🎄🎅🎄🎅🎄🎅🎄🎅🎄🎅🎄🎅🎄🎅🎄🎅🎄🎅🎄🎅

"Intanto eravamo giunti al margine del bosco, segnato dalle grandi cavità sabbiose, dove dovevo svoltare, per tornare a casa. Chi poteva sapere dove abitasse quel vecchio? Dappertutto? Da nessuna parte? Neppure lui pareva intenzionato a proseguire; si sedette invece su una sporgenza della frana e depose il pesante sacco.

Curiosa e impertinente vi allungai la mano, ma mi spaventai non appena tentai di sollevarlo. Non si poteva dire solo pesante, no, era quasi come il macigno su cui era posato, come fuso con esso, impossibile da sollevare per forze umane. Fui colta allora da grande compassione per il vecchio: “Posso ben immaginare che queste giornate natalizie siano per Lei molto stancanti e faticose – esordii. – Posso anche immaginare che a volte La colga improvviso il desiderio di esser messo a riposo. E dato che Lei, come mi diceva poco fa sulla panca d’aria, è in grado di esaudire i Suoi desideri… allora capisco pure perché mai Lei sostenga che fra poco dovremo cavarcela anche senza un Babbo Natale in sovrappiù… Ma in fondo, caro e buon Babbo Natale, per Lei si tratta poi soltanto di poche moleste giornate di superlavoro all’anno!”

Mentre sedeva ripiegato su se stesso, fra le nubi che galoppavano nel vento, il vecchio si era calato il cappuccio sul viso. Così seduto, d’improvviso mi parve stranamente ingobbito.

“Ma guarda che sciocchina mi doveva capitare! – andava intanto bofonchiando. – Come se fossero importanti soltanto i vostri quattro giorni! E poi quanti desideri esistono anche solo nel vostro mondo umano, e non in quello soltanto! E quanti non ne esprimono ancora i vispi piccolini tra gli animali che se ne vogliono rallegrare senza bisogno di nessun Natale! Per non parlare infine di qualsiasi pianticella! Non immagini quanto ci sia da fare in ogni minuto, anche solo per raccogliere le liste dei desideri…”

Egli si limitava a borbottare a bassa voce, tanto che non riuscivo più a intendere le sue parole che, stranamente, si confondevano con il soffiare del vento. O invece non poteva darsi che egli non dicesse più nulla alla fine, e che io non udissi altro che la voce del vento che mi sibilava agli orecchi…?

Certo, in realtà lui se ne restava lì a sedere, tutto raggomitolato per il riso trattenuto, e dato che ora rideva per canzonarmi, siccome non voleva che me ne accorgessi per non essere scortese, si curvava sempre di più su se stesso, l’affabile Babbo Natale. Di tanto in tanto scorreva in cielo una nube, la quale, nella luce incerta, mi rapiva il profilo del suo corpo più di quanto non mi sembrasse ragionevole, finché, nella cavità sabbiosa, egli assunse l’aspetto di un grigio spuntone di roccia sullo sfondo giallastro.

Intanto però incominciai a sentirmi sempre più raggiante e felice, al punto che mi sedetti accanto a lui, protesi la mano verso il suo mantello a pieghe e… toccai la pietra. Il vecchio era scomparso, e al suo posto era rimasta solo la roccia su cui era seduto. Il sacco c’era ancora. Di color verde, come poc’anzi, e altrettanto morbido al tatto. Il suo contenuto però era stato inghiottito dalla sabbia e non rimanevano che poche macchie grigioverdi di muschio a ricoprire un piccolo rialzo.

Io comunque non mi rendevo affatto conto che il mio vecchio così interessante si era dileguato dopo essersi tramutato in roccia. Mi sentivo talmente felice e piena di giubilo che avrei quasi continuato a riderci sopra, come se egli avesse improvvisato un’allegra mascherata.

Ad ogni modo, proprio questa grande felicità era il dono che lui mi aveva lasciato. Ed ecco ora spuntare perfino un raggio di sole, come se il nostro astro avesse voluto aiutarmi a scoprire quel che mi rimaneva di lui, che si era nascosto in qualche angolino. Là, dietro gli abeti un tordo iniziò a fischiare, come succede ai primi accenni di primavera; forse era stato ingannato dai tiepidi raggi di sole… o forse gli era comparso dinanzi Babbo Natale, e quelli erano i suoi conversari con lui? Perché lui si dava da fare anche tra i tordi, annotandosi i loro desideri. Uno scoiattolo color di ruggine diede, come un funambolo, la scalata a un ramo d’abete e, sventagliando la sua folta codona, si arrampicò fin sulla cima. Lassù stavano appese già delle pigne che la fitta cortina di aghi non lasciava prima intravedere, e che ora, accarezzate dal sole, luccicavano come pigne natalizie.

E d’un tratto io riuscii meglio a capire il mio Babbo Natale… come se egli mi ammiccasse dall’alto, anzi: da ogni luogo! Compresi che egli è solo un nome che serve a indicare tutto quanto v’è di piacevole nella vita, tutte le cose gradevoli che capitano in noi o di cui noi possiamo essere ovunque gli artefici. Pressappoco come le cicogne-porta-bambini rappresentano dei semplici nomi per indicare il meraviglioso evento che si attua in virtù di una mamma. Naturalmente quando i bambini desiderano qualcosa di totalmente irrealizzabile – sia perché al di là della loro portata, sia perché i loro desideri sono troppo pretenziosi – è facile che essi pensino che soltanto un portentoso Babbo Natale potrebbe mettere le cose a posto, e si aspettino di vederlo comparire con tutto il suo bravo armamentario di barba, cappuccio e sacco dei doni. Se invece non solo la mensa natalizia è provvida di doni, ma ogni giorno reca con sé copiose soddisfazioni, allora Babbo Natale non si farà più vedere, perché le sue ordinazioni vanno avanti assolutamente da sole.

Ed ora scommetto anche che indovinerete, senza tema di errori, dove stia di casa il vero Babbo Natale, nonostante che sulla guida telefonica il suo indirizzo sia registrato presso l’Ufficio postale di Charlottenburg. Avrete certo capito com’egli abbia dovuto rendersi invisibile a poco a poco, dissolvendosi completamente in ogni cosa bella e gentile, e come sia pur sempre a voi vicinissimo, non solo un giorno all’anno, ma anche in ogni giorno della settimana, perché egli si cela in tutto ciò che succede sotto gli occhi di mamma e papà.

Adesso mi domanderete come sia potuto capitare allora che proprio io abbia incontrato Babbo Natale. Devo dirvelo sul serio? Beh, sarò sincera. Ecco, mentre me ne uscivo dalla città e incominciavo a risalire verso casa mia sotto un vento pungente, avevo anch’io un desiderio grande grande. E si trattava anche di un desiderio irrealizzabile, come quelli dei bambini poveri davanti alle bancarelle natalizie: desideravo trovarmi con voi.

Babbo Natale, che sa quasi tutto, lo è certo venuto a sapere. Per questo si sedette, proprio davanti al mio naso, sulla panca d’aria, in modo che non potessi fare a meno di riconoscerlo. Esaudire il mio desiderio non poteva, perché non sono più una bambina. Ma alla fine, quando si trasformò in uno spuntone di roccia, per lasciare dietro di sé qualcosa ancora, oltre alla sabbia e al muschio, mi ha regalato questa storia per voi. Quando fui tornata a casa, difatti, me la ritrovai in tasca insieme alle candeline per l’albero."

Fiaba per il Natale, di Louise Andreas von Salomé

22 Dicembre - Calendario letterario dell'Avvento - Caro vecchio Natale, di Washington Irving

Gerrit van Honthorst (Gherardo delle Notti): Adorazione del Bambino 1619-1620. Galleria degli Uffizi, Firenze


CARO VECCHIO NATALE

Possibile che il caro vecchio Natale dei vecchi tempi sia scomparso? Possibile che siano rimasti solo i capelli della sua bella testa canuta e i fili della sua barba? Ebbene, in mancanza d'altro mi accontenterò di quelli.

Ed è una bella cosa, anch'essa tramandata dai vecchi tempi, che questa solennità, che celebra l'annuncio del credo della pace e dell'amore, sia stata eletta momento dedicato ai raduni familiari e al ricongiungimento di quei gruppi di spiriti affini che le angustie, i piaceri e i dolori del mondo congiurano di continuo per tenere separati; al richiamo dei figli che la vita ha portato lontano, ognuno andato per la propria strada, per riunirsi ancora una volta intorno al focolare paterno, luogo in cui convergono gli affetti, e lì tornare di nuovo giovani e devoti tra i dolci ricordi d'infanzia.

Ma è anche un qualcosa della stagione stessa a dare fascino alla festività del Natale. In altri momenti deriviamo i nostri piaceri dalle mere bellezze della natura. I nostri sentimenti si diffondono e disperdono nel paesaggio soleggiato, e noi viviamo all'aperto e ovunque. Ma nel pieno dell'inverno, quando a natura è spoglia di ogni fascino e ammantata di neve, per le nostre gratificazioni ci affidiamo a fonti morali. La tetraggine e la desolazione del paesaggio, le giornate brevi e cupe e le notti buie circoscrivono i nostri vagabondaggi e spengono in noi il desiderio di passeggiare all'aperto, rendendoci più predisposti ai piaceri della cerchia sociale. 

Caro vecchio Natale, di Washington Irving

mercoledì 21 dicembre 2022

Permettete una domanda sul bonus cultura e sui rimborsi spese dei deputati?

Ho letto che i deputati beneficeranno di un rimborso spese per l’acquisto di beni informatici (tablet, smartphone, auricolari e computer) per un valore di 5.500 euro. Più del doppio rispetto al 2018, quando comunque, per usufruire del rimborso, era previsto l’obbligo di partecipare ad almeno il 50% delle sedute in aula o a presentare una certa percentuale delle proposte di legge in formato elettronico. 

Mi sorge spontanea una domanda: i parlamentari hanno bisogno del bonus per acquistare tablet e smartphone? 

Sempre nello stesso periodo si parla di rimodulare il bonus cultura per i giovani, spendibile in libri, concerti, musica, cinema, teatro, musei, corsi di lingua. La notizia di oggi è che sarà legata all’Isee del nucleo familiare e al voto preso alla maturità (bisogna diplomarsi con 100 per averne diritto). 

Credo che quel bonus fosse un bel regalo di compleanno che lo Stato faceva ai giovani al compimento della maggiore età, a coloro che saranno i pilastri della società di domani. Era un gesto di benvenuto nell’età adulta che consegnava ai ragazzi una somma da “amministrare” e destinare alla loro formazione culturale senza dover ricorrere al portafoglio dei genitori (non avete mai sentito nessuno che critica i ragazzi perché non si rendono autonomi dalla famiglia di origine?!).

Mi vengono in mente queste domande, che provo a condividere con voi, per punti: 

Il fatto che il nucleo familiare abbia ampie disponibilità economiche ci rassicura sul fatto che i ragazzi sceglieranno di spendere i soldi dei genitori in attività e beni culturali?

Il voto, come sappiamo tutti, è frutto di una valutazione soggettiva e non definisce il valore di una persona. E, in ogni caso, perché si penalizzano gli studenti che fanno più fatica a prendere voti alti? 

Perché un diciottenne che non prende il diploma (per mille motivi, non importa quali siano) non dovrebbe avere la possibilità di avere un incentivo per poter acquistare prodotti culturali?

Questi soldi risparmiati, a cosa saranno destinati?

È giusto legare il bonus cultura all’Isee del nucleo familiare e concedere invece il bonus ai deputati per l’acquisto di beni informatici?


21 Dicembre - Calendario letterario dell'Avvento - Un antico canto di Natale

Dipinto del pittore ligure Marino Di Fazio


IL NATALE

Ai tempi si vedevano 

a Natale in ogni sala

vivaci fuochi contro il gelo

e carne per grandi e piccini.

Di cuore si invitavano i vicini

per tutti un caldo benvenuto

dal cancello nessun povero scacciato

quando ancora non ero vecchio e canuto.

Antico canto di Natale