Tutto da cambiare, Tonino!

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lunedì 26 gennaio 2026

Itinerari di viaggio: Forlì, Terra del Sole e Eremo di Montepaolo

 


La giornata inizia presto anche oggi. Dobbiamo ancora visitare la Rocca di Ravaldino e Porta Schiavonia prima di partire per Terra del Sole. Neanche a farlo apposta però, stamani è davvero brutto tempo: c’è un freddo umido assurdo e pioviggina.

Decidiamo di parcheggiare al Parcheggio dell’Argine, in Via Donne della Costituente. È un parcheggio ampio e gratuito, a pochi minuti a piedi dalla Rocca ed adiacente al parco urbano Franco Agosto. L’idea originaria era fare una bella passeggiata nel parco dopo aver visitato la rocca, ma ci rinunceremo, visto il tempo che fa!  Ci incamminiamo per la Rocca di Ravaldino e, lungo strada, troviamo un albero di arancio trifogliato che non avevo mai visto dal vivo!

Rocca di Ravaldino (Caterina Sforza). La Rocca fu realizzata per volontà di Pino III Ordelaffi, Signore di Forlì. Ideata per scopi difensivi, l’architetto Giorgio Marchesi da Settignano la realizzò a pianta quadrata, con torrioni a pianta circolare e dominata dall’imponente mastio, posto al centro della cortina nord-ovest.


Dopo l’assassinio del Signore di Forlì Girolamo Riario, vittima della congiura degli Orsi (1488), la moglie Caterina Sforza scelse di vivere prevalentemente nel complesso della Rocca.

L’evento più ricordato di questa fortezza è l’assedio del 1499-1500, che vide Caterina, già rimasta vedova, difendersi da Cesare Borgia, che aveva avuto l’ordine di riportare Imola e Forlì sotto il controllo di Roma. 


Cesare Borgia prese Imola, arrivò a Forlì verso la fine di dicembre del 1499 e mise sotto assedio la Rocca fino al 12 gennaio 1500. Probabilmente il Valentino intuì (o qualcuno gli fece una soffiata...) l’ubicazione di una delle polveriere nella torre sud: puntando in quel punto creò un'esplosione amplificata che fece crollare questa fiancata della Rocca e gli permise l’accesso alla fortezza. Una volta divenuto il Duca delle Romagne e Signore di Forli, fece erigere di nuovo questa parte di mura e vi fece porre il suo stemma personale (il suo titolo nobiliare, datogli dal re di Francia, che in quei tempi era alleato del papa). Non voleva solo far sfoggio di autorità, ma voleva anche che fungesse da ricordo della conquista della rocca. 

Quando viene fatta prigioniera, Caterina non si dichiarò prigioniera dell’esercito del Papa, ma prigioniera dell’esercito francese (c’erano alcuni soldati francesi tra i diecimila uomini ad assediare la Rocca), questo perché secondo il diritto di guerra francese non si potevano fare prigioniere le nobildonne. Venne comunque portata a Roma e incarcerata. Il papa l’avrebbe voluta morta, ma alla fine i francesi riuscirono a intercedere per lei e venne rilasciata, riparando nel fiorentino. Ecco a cosa serve essere una donna istruita … 

Con la sconfitta di Caterina nel gennaio 1500 e il passaggio di Forlì al dominio pontificio, la Rocca assunse una funzione detentiva. La torre est conserva ancora le scritte dei detenuti.

Finita la visita guidata, ci siamo diretti verso Porta Schiavonia (Corso Giovecca): porta storica di Forlì e punto d’accesso per i viaggiatori provenienti dalla Toscana, lungo la strada che collega Forlì a Firenze. Oggi è un punto con parecchio traffico.


Lasciamo Forlì e una pioggia fine ma persistente ci accompagna fino a TERRA DEL SOLE: emblema del potere signorile di età rinascimentale e città fortezza di Cosimo I dei Medici. Si tratta di un piccolo borgo circondato da una cinta muraria rettangolare lunga oltre due chilometri e con quattro bastioni difensivi ad ogni angolo, dedicati ciascuno a un Santo: santa Reparata, santa Maria, sant’Andrea e san Martino.  Lungo tutto il tracciato delle mura si svolgeva un cammino di ronda, intervallato da sedici garitte fornite di finestrelle per “moschettoni da muraglia” per la guardia delle sentinelle.


Abbiamo iniziato la visita dalla piazza d’Armi e dalla Chiesa di Santa Reparata, del 1600. 



La Chiesa è a una sola navata, coperta a capriate e ha numerose opere d'arte interessanti. Non fatevi ingannare da una prima impressione dimessa: aguzzate lo sguardo e prendetevi tutto il tempo che serve. 


Le opere che mi hanno colpito di più sono la pala d’altare della Madonna del Rosario di Francesco Longhi, la Madonna del Carmine del Menzocchi, una crocifissione di scuola romagnola, un coro cinquecentesco intagliato in noce massiccio e il crocifisso ligneo. 



Veniamo poi alle chicche che riguardano la musica: ammirate la coppia di organi del Settecento e un fortepiano (o clavicembalo? Il coperchio era chiuso e non ho osato sollevarlo). Tutti i legni degli interni della Chiesa, comprese le panche, sono di un interessante colore verde, che ho visto raramente. 



Palazzo del Commissario o del Pretorio: alla parte opposta della Chiesa. È un edificio rinascimentale a pianta quadrata con un bel cortile interno. Al nostro arrivo abbiamo trovato una mostra di presepi deliziosa.




Abbiamo poi proseguito verso destra, per il Borgo Romano, una strada diritta che porta al Castello del Capitano (o Castello del Governatore) e a una delle porte di ingresso al borgo.


Tornando alla piazza principale si prosegue per il Borgo Fiorentino, simile a quello Romano, che porta al Castello del Capitano delle artiglierie (oggi è un hotel) e all’altra porta di ingresso al borgo: Porta Fiorentina.


Vi lascio le informazioni sulla Pro Loco di Terra del Sole: presso il Palazzo Pretorio, telefono 0543 766766, mail proloco@terradelsole.org



Durante il viaggio di rientro ci siamo fermati all’Eremo di Montepaolo, a pochi chilometri da Dovadola, dedicato a Sant’Antonio da Padova. Qui il Santo visse circa un anno. Da qui passa anche il Cammino di sant’Antonio, che attraversa la Romagna e che unisce l’Eremo a Rimini, passando per Forlì. Proprio nella Chiesa di San Mercuriale a Forlì nel 1222 Antonio pronunciò l’omelia che lo rese noto come grande predicatore.




Questa pala d'altare, opera di Baccio Maria Bacci, narra l'episodio di San Francesco che appare ai frati nel capitolo di Arles, durante una predica di Sant'Antonio. 



Appena fuori dal Santuario parte il sentiero dei mosaici, che si inoltra nel bosco. Il percorso non è lungo ed è agibile anche per chi non è allenato (al massimo venti minuti, andata e ritorno).

Per rientrare a Firenze abbiamo percorso la strada che porta al Passo del Muraglione, un groviglio di tornanti che mette a dura prova chi soffre la macchina, ma che regala spettacolari viste di boschi e paesini dagli scorci pittoreschi: un contesto naturalistico meraviglioso.

 

Atri posti che potete visitare se siete nei paraggi e avete più giorni a disposizione:

Castrocaro terme

Dovadola 

Rocca San Casciano

Portico di Romagna e San Benedetto in Alpe, nel Parco nazionale delle foreste casentinesi

Cascate dell’Acquacheta, cascate della Brusia, borgo fantasma di Bastia

Premilcuore

Altri posti vicino a Forlì che valevano la pena, ma non abbiamo avuto tempo …

VILLA SAFFI a SAN VARANO, oggi Casa Museo, dimora di Aurelio, il grande uomo politico, amico fraterno di Mazzini.

BERTINORO (Piazza della Libertà, Palazzo Ordelaffi, Torre civica dell'Orologio, Cattedrale Santa Caterina, Colonna delle Anella, Strada della vendemmia, Strada dei mestieri scomparsi, Rocca di Bertinoro 0543469213 0543446500, Campana dell'Albana, Borgo dei Mainardi, Palazzo della Giudecca, Chiesa San Silvestro, Pieve longobarda San Donato di Polenta) 

PREDAPPIO

FORLIMPOPOLI

CESENA (Biblioteca Malatestiana, Rocca Malatestiana, Abbazia Benedettina di Santa Maria del Monte (Basilica e laboratorio restauro del libro antico 0547302061), Villa Silvia Carducci (Musicalia) e Giardino letterario parlante, Piazza del Popolo e Fontana Masini, Palazzo del Ridotto, Cattedrale San Giovanni Battista, Teatro Bonci, Pinacoteca Comunale nell'ex monastero di San Biagio (che purtroppo viene aperta solo in giornate particolari).   

Inoltre vi segnalo il sito dell'associazione Spazi Indecisi (spaziindecisi.it) che realizza interventi di rigenerazione urbana con il coinvolgimento di artisti, fotografi, cittadini, architetti, per valorizzare il patrimonio edilizio in abbandono presente sul territorio. Il progetto IN LOCO Museo Diffuso dell'Abbandono (inloco.eu) ha portato alla mappatura di oltre trecento spazi. Date un occhio qui: https://www.spaziindecisi.it/in-loco-museo-abbandono-romagna/ 

mercoledì 7 gennaio 2026

Pistoia Capitale Italiana del Libro 2026: la Biblioteca San Giorgio propone un concorso di scrittura (e chiunque può partecipare!)


Concorso "Il gioco dei titoli"

Per chi ama la scrittura, la Biblioteca San Giorgio propone una sfida di abilità narrativa. Il concorso prevede la stesura di un racconto breve che integri armoniosamente titoli celebri della letteratura italiana e internazionale. La sfida è quella di scrivere un racconto (massimo 10.000 battute, spazi inclusi) che contenga almeno 9 dei 10 titoli proposti dalla commissione. Tra i titoli selezionati figurano capolavori come "La casa in collina" di Cesare Pavese, "La peste" di Albert Camus, "La storia di Elsa Morante" e "La porta proibita" di Tiziano Terzani.

I testi devono essere inviati entro il 31 marzo 2026 tramite invio per e-mail a: capitaledellibro2026@comune.pistoia.it

Il primo classificato si aggiudica un buono acquisto in libri del valore di 100 euro. Sono previsti anche premi di consolazione (naturalmente in libri).

La cerimonia di premiazione si terrà il 23 aprile 2026, in occasione della Giornata Mondiale del Libro e del 19° compleanno della Biblioteca San Giorgio.


REGOLAMENTO

Scrivi su un file di testo (doc, odt o altro software equivalente) un racconto breve (fino ad un massimo di 10.000 caratteri, spazi compresi) in lingua italiana, che contenga all’interno del testo almeno 9 dei 10 titoli di libri che ti proponiamo.

I titoli devono essere inseriti nella narrazione in forma completa e integrale. Per una corretta resa grammaticale, l’articolo iniziale di uno o più titoli potrà essere riportato anche in forma di preposizione articolata.
La loro presenza dovrà essere evidenziata attraverso l’impiego degli evidenziatori colorati presenti nel programma.

I TITOLI DEL GIOCO
- Il piacere, di Gabriele d’Annunzio
- La casa in collina, di Cesare Pavese
- La peste, di Albert Camus
- La storia, di Elsa Morante
- Le due verità, di Agatha Christie
- La lunga strada di sabbia, di Pier Paolo Pasolini
- Forte come un leone, di Gianna Manzini
- La porta proibita, di Tiziano Terzani
- La noia, di Alberto Moravia
- Cenere, di Grazia Deledda

Una giuria procederà a selezionare i racconti vincitori, quelli che avranno integrato meglio i titoli all’interno del flusso narrativo, dando vita ad una storia coerente e coinvolgente.

Sono previsti i seguenti premi:
- per l’autore del racconto vincitore, un buono acquisto in libri di 100 € da spendere entro 3 mesi presso una delle librerie pistoiesi aderenti all’iniziativa.
- per gli autori dei racconti finalisti, un omaggio di 5 libri a sorpresa.


Info complete su: https://www.sangiorgio.comune.pistoia.it/la-lettura-ti-premia/

martedì 6 gennaio 2026

Itinerari di viaggio: Forlì (o Furlè, come è chiamata in dialetto romagnolo!)

 


Durante il viaggio mi chiedevo se le previsioni meteo che avevo controllato potessero essere attendibili. Nuvole basse e pesanti sembrava si posassero sulla nebbia che saliva dal basso, creando l’illusione di vedere in lontananza un’enorme distesa d’acqua, con una luce diffusa e irreale. Lungo strada, però, pian piano il cielo si è un po’ riaperto, riverberando bagliori d’un grigio azzurro sui grandi casali isolati al centro di grandi poderi e sugli alberi spogli, che ricordavano quelli dipinti da Pieter Bruegel il Vecchio.

Al nostro arrivo a Forlì abbiamo trovato di nuovo nebbia e freddo umido, ma niente pioggia. Ecco qui il nostro itinerario di visita (tenete conto che spesso, nelle città piccole, ci piace andare anche un po’ “a sentimento”, per cui, se non volete rischiare di passare più volte dalle stesse zone, verificate sulla cartina l’itinerario più logico da seguire):

I portici affrescati di Corso della Repubblica

Piazza Saffi: per riscaldarci un po’ ci siamo fermati subito da “Flora” dove, oltre a gustare un ottimo caffè, abbiamo potuto calarci nell’atmosfera di Forlì grazie al dialetto dalla cadenza gioviale dei giovani baristi.

Seconda tappa obbligata all’ufficio IAT (tel. 0543 712 362, orario 9-13 e 15-19 – iat@comune.forli.fc.it) per fornirci di cartine e domandare informazioni. Le ragazze sono state gentilissime, anche se le ho tempestate di domande!

Abbiamo quindi iniziato la nostra visita di Piazza Saffi, la piazza principale di Forlì dedicata al patriota del Risorgimento, che abbiamo trovata “vestita a festa” con i banchi del mercato, le casette di legno della fiera di Natale, la pista di pattinaggio sul ghiaccio e un enorme albero di Natale. Dai suoi lati porticati abbiamo ammirato il mix di stili che sfoggia questa piazza: la statua di Aurelio Saffi, l’Abbazia romanica di San Mercuriale, il palazzo Comunale con la Torre Civica dell’Orologio, il palazzo delle Poste, il Palazzo del Podestà e il Palazzo Albertini.

Un tempo qui scorreva un fiume, poi l’area diventò il foro romano e, nel corso dei secoli, si trasformò nel centro della città.

Abbazia di San Mercuriale

Abbazia di San Mercuriale: uno degli edifici più importanti di Forlì, capolavoro dell’architettura romanica. L’abbazia sorge sui resti di un antico luogo di culto paleocristiano. La chiesa attuale fu costruita nel XII secolo, dopo un devastante incendio che distrusse l’edificio originario. L’interno, a tre navate, con colonne e capitelli romanici, conserva importanti opere d’arte e monumenti funebri, fra cui il sarcofago di Barbara Manfredi, opera di Francesco di Simone Ferrucci. Alcuni affreschi sono rovinati, ma non tralasciate di cercare l’affresco policromo “Pietà”, protetto da una teca di vetro, e quello di san Mercuriale che combatte un drago, una scena leggendaria che ha reso celebre la sua figura. La leggenda di San Mercuriale, primo vescovo e patrono di Forlì, narra della lotta contro un terribile drago che nel IV secolo infestava le valli e le zone paludose tra Forlì e Forlimpopoli.


interno dell'Abbazia

Il campanile del XII secolo è alto 72 metri, uno dei più imponenti in Italia, ed è costituito da bifore e trifore che danno leggerezza alla struttura. Alla base del pinnacolo è incastonata una targa che riporta una terzina della Divina Commedia che ricorda il drammatico episodio del “sanguinoso mucchio” e il legame della città con la famiglia degli Ordelaffi: “la terra che fe’ già la lunga prova/e di Franceschi sanguinoso mucchio/sotto le branche verdi si ritrova” (Infermo, Canto XXVII, vv.43-45). Nel 1282 la piazza fu teatro di una grande battaglia: i ghibellini forlivesi di Guido da Montefeltro sconfissero le truppe francesi inviate dal papa, comandate da Giovanni d’Appia.

Chiostro e campanile

Palazzo Comunale, medievale, che abbiamo però potuto osservare solo dall’esterno, essendo chiuso. Sulla sommità della Torre Civica un tempo si trovava la garitta dei balestrieri e, nel sotterraneo, una temuta prigione. Consolidata nel 1821perchè danneggiata da un terremoto, fu poi minata dai tedeschi nel 1944 e crollò rovinosamente sul sottostante teatro settecentesco. Nel 1975 fu ricostruito l’alto fusto sul basamento originale.

Statua del forlivese Aurelio Saffi: grande politico e attivista del Risorgimento, rappresentato con un libro in mano, a simboleggiare la sua passione per la conoscenza e l’impegno per la libertà. Questa statua ha una storia molto interessante, che potete leggere qui: https://bbcc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=170082

Di fronte alla statua si trova lo storico Palazzo gotico del Podestà: per secoli è stato il centro della giustizia cittadina. Notate il balconcino: in quel punto esatto, nel 1426, c’era installata una gabbia in ferro usata per esporre i condannati e i loro cadaveri.

Al lato opposto della piazza si trova invece il Palazzo delle Poste, costruito negli anni Trenta, in stile razionalista.

Il palazzo delle Poste in stile razionalista

Murale di Millo (Via Maceri 7): Lo street artist Millo ha realizzato un murale sul tema dell’uguaglianza, che può essere raggiunta grazie alla cultura. Ci sono altri murales in giro per la città: occhi aperti se vi interessa il genere! In Via dei Filergiti trovate l’opera di Sema Leo dedicato a Aurelio Saffi e a sua moglie Giorgina, che fu Presidente della Società di Mutuo Soccorso Femminile, creando un giardino d’infanzia innovativo. In Vicolo San Domenico invece il murale di Eron: nel suo murale, fra i panni stesi ad asciugare, si intravede una divisa da deportato (questo punto della città, in passato, segnava l’ingresso del quartiere ebraico).

Glicine Manoni (Via delle Torri): questo glicine è stato riconosciuto patrimonio storico della Città. Piantato nel 1915 da Stefano Manoni, si è miracolosamente salvato dal bombardamento del 25 agosto 1944.

Interno del Duomo

Duomo (Cattedrale della Santa Croce, piazza Ordelaffi): purtroppo la facciata era in ristrutturazione e quindi non abbiamo potuto vederla. Le sue origini risalgono al X secolo e deve il suo nome alla presenza di una reliquia della croce di Gesù, custodita al suo interno. La curiosità dell’altare: originariamente era destinato alla basilica di San Paolo fuori le Mura, a Roma. 

Interno del Duomo

Non mancate di visitare la Cappella dedicata alla Madonna del Fuoco, la Santa Patrona della città (per maggiori informazioni, vedete più avanti “Chiesa della Madonna del Fuoco”). 

Madonna della Ferita

Altra opera importante è l’affresco staccato della Madonna della Ferita del XV secolo. Originariamente era sul muro esterno della Canonica, in un vicolo che conduceva alla piazza Maggiore. Quest’immagine era oggetto di notevole venerazione. Il nome dell’icona ricorda un episodio avvenuto nel 1490 nel quale un uomo, per la rabbia di aver perduto al gioco, sfregiò l’immagine della Madonna con una spada. Il gesto fece sgorgare del sangue dall’immagine. La “ferita” in seguito si rimarginò, ma restò visibile una cicatrice (che si può osservare ancora oggi). Questo evento accrebbe la devozione popolare e Caterina Sforza commissionò l’edificazione di una cappella che ospitasse l’opera.

Pranzo: siamo stati da I Tea Poke in corso della Repubblica, 159: buone le classiche bowl con ingredienti freschi e una varietà enorme di proposte di condimenti, salse e topping (alcuni mai provati). Ho apprezzato anche un ottimo macha milk tea servito in un bicchiere di vetro: brave ed ecologiche le ragazze che gestiscono il locale.


Piazzale della Vittoria

Miglio bianco: dal Monumento ai caduti in piazzale della Vittoria e all’ex collegio aeronautico, oggi sede del liceo classico della città, abbiamo percorso tutto il Viale della Libertà, uno scenografico percorso monumentale del primo Novecento, caratterizzato cromaticamente dai vari toni del bianco, che ci ha portati fino alla stazione ferroviaria, realizzata in stile eclettico. 

La stazione ferroviaria in stile eclettico

Questa passeggiata permette di notare il percorso evolutivo stilistico di diverse architetture, frutto del confronto di ingegneri e architetti forlivesi e romani: Arnaldo Fuzzi, Gino Cervesi, Cesare Bazzani e Cesare Valle.

Ex collegio aeronautico

Chiesa della Madonna del Fuoco (Chiesa del Miracolo): purtroppo l’abbiamo trovata chiusa. Questa era la casa adibita a scuola dal maestro Lombardino da Ripapetrosa, distrutta da un incendio la notte del 4 febbraio 1428. Nonostante tutto, però, l’immagine della Vergine col Bambino rimase intatta e venne portata nella Cattedrale. L’architetto Luigi Mirri fu incaricato di realizzare questa chiesetta.

Chiesa del Miracolo

Palazzo Romagnoli: arriviamo a una chicca speciale che mi ha affascinato moltissimo. Questo palazzo storico, della famiglia Romagnoli, è sede di un museo che ospita parte delle Collezioni d'arte del Novecento del Comune di Forlì.

Interno di Palazzo Romagnoli

I soffitti del piano terra e quelli del piano nobile, al quale si accede dallo scalone monumentale, sono decorati secondo uno stile 'di transizione' tra il barocco ed il neoclassico. Da qualche tempo, però, dato che il Palazzo del Merenda, sede storica della biblioteca Aurelio Saffi in corso della Repubblica, è in ristrutturazione, una parte considerevole della biblioteca è stata spostata a Palazzo Romagnoli, creando un affascinante connubio fra arte e letteratura, con un nuovo progetto di allestimento chiamato “Un Museo in Biblioteca”. 

Soffitto di Palazzo Romagnoli

Le sale della biblioteca ospitano opere pittoriche e scultoree di grandi artisti, appartenenti alla Collezione la Grande Romagna, che possono essere ammirate gratuitamente da tutti i fruitori della biblioteca.

"Il campanile di San Mercuriale", di Licinio Barzanti

Visibile anche parte del Fondo Piancastelli, l'inestimabile raccolta del collezionista e bibliofilo Carlo Piancastelli (1867-1938) che, nel corso della sua vita, ha collezionato diversi oggetti legati alla Romagna: libri, incisioni, carte topografiche, quadri, monetiere, arredi e molto altro. Grande appassionato di libri, Piancastelli riuscì ad acquistare tutte le prime edizioni assolute stampate in ogni città e paese della Romagna. Ho avuto l’enorme piacere di fare una chiacchierata con un gentilissimo bibliotecario che, con grande entusiasmo, mi ha parlato del progetto “Un Museo in Biblioteca” e mi ha fatto notare i particolari di alcune sale.

"Siamo in quattro (beato chi li trova)", di Giacomo Balla

Interessante e fornitissima la parte della biblioteca dedicata alla musica, con libri, vinili e un giradischi per ascoltare i dischi (con le cuffie!).


Corso della Repubblica e Teatro Diego Fabbri: il teatro è stato inaugurato nel 2000 con un’esibizione dell’Orchestra Filarmonica della Scala di Milano, diretta dal Maestro Riccardo Muti. Fino ad allora, alla città era mancato un teatro all’italiana, a causa della distruzione del Teatro Comunale nel 1944, durante il bombardamento di cui ho scritto prima.


Per chiudere questa giornata abbiamo deciso di andare a vedere la mostra dedicata all’opera di Letizia Battaglia ai Musei di San Domenico, in piazza Guido da Montefeltro. La mostra ripercorre l’intero percorso creativo della fotografa attraverso più di duecento fotografie, libri, giornali e riviste. La mostra parte dalle prime foto scattate a Milano, dove la Battaglia collabora con diverse riviste, realizzando servizi sul cambiamento dei costumi, si snoda poi negli anni più “caldi” dei suoi lavori a Palermo, sui tragici fatti di mafia che insanguinano la città, ma anche sulla bellezza, le tradizioni, le feste religiose, le miserie della sua Terra. Insignita nel 1985 del prestigioso W. Eugene Smith Grant per la fotografia sociale, espande le sue esperienze anche al di fuori dell’Italia, sempre per ritrarre la vita delle persone comuni, la quotidianità. Amava dire: “La fotografia diventa, anzi è, vita raccontata: io mi infilo dentro una fotografia che è il mondo, cioè io divento il mondo e il mondo diventa me”.

Dopo aver visitato la mostra fotografica siamo tornati al piano terra del museo, per ammirare la sezione dedicata ai Grandi Donatori, una testimonianza concreta dell’amore che alcuni illustri forlivesi hanno manifestato per la loro città attraverso i lasciti delle loro collezioni. In questa sezione si trovano sette sculture di Wildt, donate dal marchese Raniero Paulucci di Calboli, le pitture e acqueforti di Morandi, donate da Arturo e Ada Righini e una preziosa raccolta di dipinti appartenuta all’ingegnere Giuseppe Pedriali, con opere di artisti europei che spaziano dal ‘600 al ‘900: meraviglioso il quadro di Fattori “Buoi al carro”, il preferito di Pedriali, che aveva appeso dietro la sua scrivania, sul muro del suo studio.

Oltre a queste è presente anche la Collezione Verzocchi, donata al Comune di Forlì il primo maggio 1961, nata dalla passione per l’arte dell’imprenditore forlivese del mattone refrattario: la collezione raccoglie una settantina di quadri di importanti artisti italiani uniti dallo stesso tema: il lavoro. Nel dopoguerra Verzocchi commissionò ai più celebri artisti, di generazioni diverse e di diverse tendenze artistiche, dipinti dedicati a celebrare il valore del lavoro.

Purtroppo abbiamo dovuto lasciare il museo senza averlo potuto vedere tutto, ma ci sarà senz’altro un’altra occasione per tornare e completare la visita.

Portici di Forlì

Dopo una giornata così intensa ci meritavamo una buona cena e avevamo voglia di assaggiare la cucina romagnola. Fra le tante proposte, abbiamo deciso di prenotare all’Osteria Nascosta (Via E. de Amicis, 1 Forlì tel. 347 404 8746 osterianascosta.it). Il posto non è grande e l’atmosfera spartana: pochi fronzoli,  tavoli in legno con carta gialla (il locale era un ex laboratorio di macelleria). Si è rivelata un’ottima scelta. Abbiamo preso tagliatelle al ragù di mora romagnola, coniglio arrosto alle olive e finocchietto con contorno di finocchi in gratin, tortina di mele con cannella e crema. Tutto molto buono. Ampia carta dei vini, prevalentemente romagnoli. Conto adeguato. Personale gentile e simpatico. Lavorano con prodotti freschi, stagionali e nella maggior parte dei casi a km 0. Bravi.

Per la seconda giornata, ci vediamo al prossimo post. Devo ancora parlarvi della Rocca dell’astuta Caterina Sforza, di Terra del Sole e dell’Eremo di Montepaolo. Al prossimo post!