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giovedì 25 luglio 2013

La Primavera del Rinascimento la scultura e le arti a Firenze 1400-1460 Palazzo Strozzi fino al 18 agosto 2013

Le vacanze sono un ottimo periodo per visitare con i nostri bambini delle mostre interessanti e passare del tempo con loro. Se abitate o siete a Firenze potete approfittare della mostra a Palazzo Strozzi. Senza costringerli ad una visita minuziosa, ecco le opere sulle quali potreste soffermarvi (anche se Palazzo Strozzi ha intelligentemente ideato tante opportunità per non far annoiare i bambini, dalle varie attività in mostra, alla “valigia del pittore”. Se verificate le varie proposte e pianificate la vostra visita potrete organizzare al meglio il tempo in mostra. Per farlo, potete consultare www.palazzostrozzi.org):

Subito nella prima sala troneggia un vaso enorme, ovvero un cratere dove i greci e i romani usavano versare acqua e vino. Il vaso si chiama anche cratere del talento, dove per talento si intende l’unità di misura utilizzata a quel tempo. Potrebbe essere anche stato utilizzato per raccogliere le tasse. La scena rappresenta figure danzanti in onore di Bacco.

Nella stessa sala potremo trovare le uniche due formelle ancora esistenti che parteciparono alla gara indetta nel 1401 per decorare il Battistero di Firenze (quelle del Brunelleschi e del Ghiberti). Ai partecipanti vennero dati 34 chili di bronzo ciascuno, ma quando venne decretato il vincitore (Ghiberti), tutte le formelle che avevano partecipato e non avevano vinto vennero fuse di nuovo per essere utilizzate per le porte del Battistero. L’unica che fu “salvata”, oltre alla vincitrice, fu quella del Brunelleschi, al quale venne restituita la formella. Le formelle sono esposte ai piedi del modello della Cupola del Duomo del Brunelleschi, realizzato in legno. Anche per la sua realizzazione venne indetta una gara, nella quale Brunelleschi       questa volta ebbe la meglio. Per costruire  la cupola Brunelleschi realizzò diversi macchine e congegni meccanici.

Nella sale seguente non perdete il sarcofago di arte romana e la scultura della testa di profeta di Donatello. Sorprendenti sono i particolari delle rughe, la barba e i capelli.

La sala successiva è dedicata a vari tipi di putti, spiritosi e birichini come il “putto mictans” e subito dopo troneggia la “testa di cavallo” (di Donatello), che doveva far parte di un monumento equestre dedicato ad Alfonso V d’Aragona e che non fu mai completato.

Nella sala seguente invece la nostra attenzione viene catturata dai bellissimi affreschi, usati in questo caso come se fossero delle sculture. I personaggi rappresentati sono Pippo Spano (di Andrea Del Castagno), il cavaliere comandante dell’esercito del re d’Ungheria dell’Ordine del Drago. Impugna una spada senza punta, che non può più essere usata perché ha già vinto contro i nemici. Poi la regina Tomiri, con un’ascia da guerra, la comandante che sconfisse Ciro il Grande. Ha un lungo vestito elegante e un’armatura sulle braccia, a dispetto delle figure di donne che la storia ha relegato a semplici comparse!  

 Nella sala successiva ammiriamo l’opera di Donatello “San Giorgio e il drago”, la prima scultura nella quale Donatello utilizza la tecnica dello “stiacciato”, con la quale rende il rilievo sottile in lontananza e più corposo in primo piano. Proprio come per la prospettiva nei quadri, questa tecnica è capace di rendere spazio e profondità.

Con il quadro di Masolino da Panicale si introduce invece il tema della prospettiva. Il quadro raffigura il miracolo che avvenne a Roma, se non sbaglio il 4 agosto del 352, quando in agosto cadde la neve a Roma. La Madonna apparve in sogno a Papa Liberio e successivamente al sogno si decise la fondazione di Santa Maria Maggiore a Roma.

Una sala è interamente dedicata alle sculture della Madonna col bambino dei Della Robbia e di Donatello. Bellissime e dolci: in terracotta (argilla umida e cotta in forno, dopo essere stata modellata) colorata e oro, in terracotta smaltata e invetriata (invenzione di Luca Della Robbia: modellava la scultura in terracotta e dopo la ricopriva di smalto brillante. I tipici colori di Luca Della Robbia erano l’azzurro, il giallo, il verde, il marrone e il nero, probabilmente perché i colori a quel tempo erano limitati. L’altra particolarità di Della Robbia era che dipingeva sempre gli occhi azzurri), in marmo.

Nelle ultime sale troverete ritratti di uomini illustri (come Giulio Cesare di Desiderio da Settignano) e maioliche di origine moresca, che ci mostrano come  durante il Rinascimento si usasse arredare le case abbellendole con quadri,  busti di personaggi famosi e collezioni raffinate di grandi piatti recanti al centro gli stemmi di famiglia (ma i blasoni erano riportati anche su arredi, stoffe, stoviglie, ecc.). Tramite l’emporio di Maiorca le maioliche infatti arrivavano in Toscana. (Esposti diversi piatti con gli stemmi della famiglia Medici, Ricci, Martelli, Gondi, Ridolfi). I Medici in questo periodo contribuirono, con le loro committenze di ritratti a rilievo di profili di imperatori e personaggi illustri, alla nascita del busto-ritratto, detto “alla fiorentina”. 

Splendido il vaso in terracotta invetriata del 1465, che riporta su un lato lo stemma dei Medici con l’aggiunta del giglio di Francia e sull’altro lato l’anello con la punta di diamante e le due piume, uno dei più antichi emblemi medicei.

Chiude la mostra il modello in legno di Palazzo Strozzi, che Filippo Strozzi fece costruire nel 1489 distruggendo quindici costruzioni per far posto al suo Palazzo! 

Interessante, nella mostra, la sala “guarda con le mani”, che permette di toccare molte riproduzioni di sculture famose. In ogni sala ci sono anche le osservazioni di Sergio Staino, Andrea Bocelli ed altri personaggi importanti non vedenti. Tutti ci regalano le loro sensazioni sul senso del tatto. 

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