Qui potete vedere il cortometraggio:
“Una bicicletta va
avanti perché qualcuno la spinge, ma anche perché qualcuno la tiene in
equilibrio. All’inizio non c’è una direzione precisa, c’è un movimento, una
strada che esiste solo mentre la percorri. Pedalare non è arrivare, è restare in
equilibrio abbastanza a lungo da poter guardare intorno. A un certo punto non
si pedala più da soli: qualcuno pedala accanto a te, qualcun altro arriva da
una strada diversa. Ci si riconosce, ognuno porta qualcosa: immagini, idee,
entusiasmo. Ci si ferma. All’inizio si guarda come si è sempre guardato, poi qualcosa
cambia. Si cominciano a notare i dettagli. È il modo in cui guardiamo le cose a
farle cambiare: non è una lezione, è un esercizio. Allenare lo sguardo,
ascoltare meglio, capire che ogni racconto dipende dal punto da cui lo si
osserva e, senza accorgersene, qualcosa comincia a passare da uno all’altro”.

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