Tutto da cambiare, Tonino!

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lunedì 10 dicembre 2012

"Olga, nuda fra le nuvole" - ultima puntata


Lunedì, martedì, mercoledì, giovedì

Volano i giorni, volano come le foglie che il vento disperde lungo i viali, volano veloci come poesie consumate in fretta. Olga è appena rientrata a casa quando le squilla il cellulare. Sbuffa. Avrebbe solo voglia di buttarsi un po’ sul letto. Domenica sera è tornata dall’Argentario con un mal di gola e un raffreddore memorabili, ma è andata comunque a lavorare in questi giorni. Sempre meglio che stare a casa a rimuginare. Si affanna a cercare il cellulare in borsa, che è finito come al solito sul fondo.

- Pronto?

- Buonasera. Parlo con la signora Olga Cabonetti?

- Sì?

- Buonasera signora. La chiamo dal Centro di prevenzione. Sono arrivati i risultati delle sue analisi.

- Sono in anticipo rispetto a quanto mi avevano detto.

- Sì. Se ce la fa, può passare anche stasera. Chiudiamo fra un’ora.
 

Per un attimo non sa che dire. Le viene la tentazione assurda di chiederle di

aprire la busta.


- Ok. Grazie … - rimane incerta - … mi scusi, ma lei sa per caso … –

- No signora, mi dispiace. Non sono un medico – risponde la donna, con voce dolce.


Si guarda nello specchio. Ha l’aria stanca, il naso rosso, il foulard sgualcito

e mezzo slacciato.

I risultati sono in anticipo: non sa se considerarla una buona notizia o no. Però

dove lo trova il coraggio di andare a prenderli da sola? Alfredo chissà a che

ora tornerà … anche se lo chiamasse, non farebbe in tempo a tornare. Forse

potrebbe aspettare domani. Che differenza può fare? Ma prende la borsa e le

chiavi e s’incammina verso la casa dei suoi genitori. Fortuna che non stanno

lontani.

Quando arriva da loro, suo padre è appena rientrato e sua madre è già ai

fornelli a preparare la cena. Dopo il primo momento di sgomento, nel quale

nessuno ha mai pronunciato la parola “biopsia”, il clima fra loro sembra essere

normale. Come se nulla fosse successo. Forse potrebbe andare con loro a

prenderli.  
 

- Sono arrivati i risultati – dice appena entra in casa, ancora prima di salutarli. Chissà se l’affanno è per l’emozione  o per le scale fatte di corsa.

- Ah – risponde lui, cercando con gli occhi sua moglie, e in quell’unico suono Olga avverte un dolore represso.

- Andiamo a prenderli. Ma andate voi, però: io vi aspetto in macchina. Preferisco saperlo da voi.

La mamma è appoggiata all’acquaio, lo sguardo intrappolato in un pensiero

nascosto. Poi Olga sente suo padre che mormora: - io non ce la faccio.

Olga spalanca gli occhi. Rimane senza parole. Non ce la faccio, le ha confessato

suo padre. Quell’uomo amato, ma anche un po’ temuto, da bambina. Quell’uomo un po’severo, quell’uomo che le è sempre sembrato forte e sicuro, senza incertezze, scopre in un momento tutta la sua umanità e la sua paura.

- Come non ce la fai? – gli chiede allora lei, con dolcezza – babbo, anche io non ce la faccio – si sente una vigliacca, ma vuole essere protetta.

La mamma si sfila il grembiule, senza parlare, si avvia a mettersi le scarpe, si passa un filo di rossetto e si pettina i capelli.

- Andiamo – dice soltanto, col coraggio delle mamme, e li attende, ferma, vicino alla porta.

Montano in macchina. Olga dietro, come da bambina. Non parlano. Le luci della
sera nascondono le loro espressioni, li proteggono. Arrivano davanti all’istituto ed i suoi genitori si girano un attimo a guardarla. Lei fa un cenno e annuisce.

Scendono e si avviano per le scale. Olga si fa rapire dai fari delle macchine che
sfrecciano. Vorrebbe salire su un’auto qualsiasi e appropriarsi di un’altra vita,
all’improvviso.

Lei e lui si prendono per mano. Davanti alla signorina consegnano la delega di
Olga per il ritiro delle analisi. Devono ricordarsi di respirare, perché sono così tesi che capiscono a malapena cosa stanno facendo. Tutto ha un suono e un
significato diverso. La signora del banco scorre le varie buste: impossibile che
rifletta sul fatto che il suo gesto frettoloso sfogli vite di persone. Magari ci avrà
anche pensato qualche volta, ma poi tutto diventa automatico: sono solo nomi
scritti a computer su un’etichetta. Eccola la busta. Gliela consegna. La coppia la prende e va a sedersi poco distante, su una fila di seggioline vicine all’uscita, un po’ appartate. Lui la tiene un momento, rigirandosela fra le mani, allora lei gliela sfila dalle dita. La apre. Leggono, col fiato sospeso, le teste vicine, sperando che i termini medici non siano incomprensibili. Arrivano in fondo, si abbracciano e piangono. E’ come se l’avessero fatta di nuovo, la loro figlia, come averla partorita la seconda volta.

Ma presto, presto, c’è Olga in macchina, che è in pena ed ha paura. Quasi corrono per le scale, e Olga li vede arrivare così, insieme, tenendosi per mano come due fidanzati, con una piccola busta che sventola come fosse un fazzoletto.

Hanno volti sorridenti. Entrano in macchina e le danno la busta.

-          Leggila, leggila! – la incitano, e Olga capisce che è salva.

Non è un tumore. Era qualcos’altro. Si sente scendere dentro una tranquillità mai provata, quasi un torpore. Il corpo si abbandona. Questa volta ha vinto lei. E si gusta il momento. Promette a se stessa che da oggi vivrà in modo diverso, meno ordinato, meno programmato, che non rimanderà più a domani, a un tempo migliore.

Sono le solite promesse che si fanno a se stessi in queste occasioni, vedrai se non ti farai intrappolare di nuovo dai soliti schemi Ti dico di no, questa volta non succederà, risponde a se stessa, a quella se stessa così precisetta e anche un po’ antipatica, ma che le fa comunque tenerezza. Ti dico che ti aiuterò a cambiare. L’altra lei non risponde, se ne sta zitta, ma le pare di intravederla riflessa nel vetro del finestrino, che le sorride, intimidita. Per questa volta rimane zitta. Magari il programma, in fondo, piace anche a lei.   
 
FINE
 

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