Le rose e le spine
C'è un proverbio che attraversa i secoli
una vena d'acqua sotto la sabbia:
La rosa è amica della spina.
Shahab lo diceva consegnando una chiave
a una porta che ancora non esiste.
E nella sua voce c'era la sapienza
delle cose
che resistono alla polvere del tempo:
"Non temere la ferita
senza la spina, la rosa non cresce.
La rosa è amica della spina".
Da allora
quella frase è con me,
un teorema che il corpo non sa di conoscere,
arrivato a dire, in fondo,
il destino di ogni creatura umana:
che nessuna grazia è senza pericolo,
e nessuna verità senza dolore.
Qui, da noi, abbiamo disimparato
la ferita.
Confuso la fuga dalla spina
con la libertà
e chiamato "felicità"
la rimozione del dolore.
Ma la libertà - quella vera -
è la soglia del dolore che sappiamo sostenere.
...
Ogni taglio, una domanda.
Ogni cicatrice, una risposta
non ricevuta
o una non data.
Forse tutta la teologia dell'uomo sta qui:
il male che non si elimina
si attraversa.
La luce che non redime l'ombra
la accompagna.
La rosa è amica della spina
è l'etica segreta del mondo.
La rosa sa che la bellezza senza rischio
è sterile.
La spina sa che ferire
è un modo di difendere.
Insieme, sono il corpo e il pensiero del vivente.
Ho visto uomini che volevano solo la rosa
e hanno cancellato il giardino.
Ne ho visti altri accogliere la spina
e, nel taglio,
scoprire una forma più severa di pace.
...
La grazia è un equilibrio instabile,
una fiamma che brucia solo se incontra il vento.
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