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| Parigi, 28 settembre 1934 – Saint-Tropez, 28 dicembre 2025 |
Questo blog parla di scrittura, di libri, di eventi e concorsi letterari, di mostre, di arte, di viaggi, di cibo, di piccoli gesti che possiamo fare tutti insieme per essere gentili con noi stessi, con gli altri, con il pianeta. Ma forse parlerà anche di cose che ancora non immagino e non penso di scrivere. Un blog a sorpresa! Rimanete in contatto! Potete seguirmi anche su Twitter @pennaeblognotes e su blookintreccinellarete.blogspot.it
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| Parigi, 28 settembre 1934 – Saint-Tropez, 28 dicembre 2025 |
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| Foto di George Bakos su Unsplash |
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| Particolare di "Adorazione dei pastori", di Correggio - 1529 |
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| Adorazione del Bambino, di Gherardo delle Notti, 1620 |
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Decise di andare a fare due passi per essere di ritorno prima che la gente uscisse per la messa di mezzanotte. Fuori non c'era un'anima o quasi. Freddo molto. Si avviò in direzione Duomo. Sentiva i suoi passi sul selciato, c'era luce dietro quasi ogni finestra mentre lui camminava in strada da solo.
Arrivò al Duomo. Nella piazza deserta c'era il grande abete illuminato e un gruppetto di ragazzi sudamericani che facevano acrobazie con lo skateboard. Per un po' stette in piedi a guardarli, poi da una pila di sedie di plastica di un caffè chiuso ne prese una e si sedette di fronte alla Cattedrale. Riconobbe che erano belle le guglie scintillanti contro il cielo e le luci dell'albero che si riflettevano sulla facciata e riconobbe anche che i ragazzi erano bravi. Dopo un'acrobazia particolarmente audace batterono cinque e si applaudirono l'un l'altro: imprevisto, scappò un applauso anche a lui e quelli da lontano lo salutarono alzando le braccia e gridando qualcosa.
Poi, dopo un'ora così, se ne andarono con i loro skateboard sotto il braccio e lui rimase solo a guardare la piazza, il Duomo e le luci dell'albero. Riprese la via di casa solo quando i finestroni della Cattedrale si illuminarono per la messa di mezzanotte. Non si sentiva in pace perché non era mai stato in guerra, ma non più irritato, sì, rilassato, anzi, e contento quasi.
"Batti cinque, é Natale", di Isabella Bossi Fedrigotti
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| Leonardo Roda (1868-1933), Piazza Castello, Torino |
Adesso sta portando un cappello alla marchesa Cavalchini e da una parte è contenta e dall'altra no. Contenta perché è per strada e non in laboratorio, perché dopodomani è Natale e sua mamma le ha detto vedrai che bel regalo ti facciamo stavolta. Ma è anche scontenta perché fa così freddo che ha paura di scivolare e cadere sulle lastre di ghiaccio dei marciapiedi, perché lo scialle che le ha fatto sua nonna non la copre abbastanza, perché è sicura che la marchesa non le farà dare dalla cameriera neanche un soldo di mancia... Anzi, a pensarci bene, è quasi solo scontenta perché sa già che il regalo che le ha promesso sua mamma al massimo è il cappotto rivoltato di Teresina, con l'orlo tirato giù come al solito e l'abbottonatura al contrario, e non il paio di scarponcini nuovi che ha visto in vetrina in un negozio di via delle Gabelle. Sì, lo sa da sola che costano tanto, però deve essere proprio bello avere i piedi al caldo e asciutti anche quando piove o nevica e quegli scarponcini lì hanno una fodera di pelo di coniglio, che fa venire voglia di metterci dentro le mani e non solo i piedi. Però il regalo più bello sarebbe ancora un altro, sarebbe di non andare più a lavorare da madama Anfossi, ma è un regalo che non può farle nessuno, perché della sua paghetta a casa ce n'è bisogno.
"Guardare j'arsivòli", di Margherita Oggero
Racconto delizioso! Cercatelo su "Le rose di Natale", edizioni Interlinea.